Il
principio di uguaglianza è molto radicato nella nostra società, ed è sancito
dall’articolo 3 della Costituzione italiana , anche se periodicamente episodi
di razzismo e di intolleranza sembrano metterlo in discussione. Durante
l’anno scolastico in corso abbiamo studiato la discriminazione nelle sue forme:
razzismo, disparità di genere, orientamento sessuale, credo religioso… Molti
studiosi si sono avvicinati a queste tematiche per comprenderne le cause: filosofi, storici, letterati, psicologi. Con la
professoressa Antonella Brienza abbiamo voluto affrontare questa delicata
questione anche attraverso i testi di autori più vicini ai gusti e
all’espressività di noi ragazzi: quelli dei cantautori e dei rapper italiani. Un viaggio interessante che ci ha permesso di
comprendere che molti degli autori che noi ascoltiamo tutti i giorni vogliono
comunicarci un messaggio molto più profondo di quello che può apparire ad un
primo superficiale ascolto.
Le tematiche affrontate sono piuttosto diversificate, ma tutte interessanti. Caparezza, rapper pugliese, nella sua “Vengo dalla luna” affronta in maniera emblematica e incisiva questo tema, infatti tale canzone può essere definita come un vero e proprio manifesto ideologico contro il razzismo. Immedesimandosi in un alieno che dalla Luna si trova a vivere nel nostro mondo, rivela tutte le ipocrisie di una società che non riesce ad avere a che fare col diverso e che, spaventato da ciò che non conosce, finisce per perseguitarlo. Secondo i critici musicali tutta la canzone può essere vista come un inno all’apertura mentale, alla condivisione e all’intercultura. Anche il rapper milanese Ghali, figlio di immigrati tunisini, affronta una tematica importante nella canzone “Cara Italia”, scritta sotto forma di lettera e pubblicata simbolicamente il 27 gennaio, nel giorno della memoria. Proprio nel ritornello Ghali ricorda come durante tutta la sua adolescenza sia stato discriminato ed intimato a tornarsene “a casa sua” per le sue origini e i suoi lineamenti poco “italiani”. Il rapper, ritrovatosi a vivere tra due culture diverse, le ha fatte proprie entrambe, ma questo spesso dalla società non è stato visto come un valore aggiunto ma come un motivo di discriminazione. Un'altra tematica cara soprattutto alle cantautrici nostrane è quello della discriminazione di genere e della violenza sulle donne. Molte artiste si sono cimentate su questa tematica ed hanno alzato la voce per esprimere il loro punto di vista sulla discriminazione femminile.
Uno dei testi più incisivi è quello di Levante, cantautrice siculo-torinese
che nel brano “Gesù Cristo sono io” paragona i dolori e umiliazioni di una
donna vittima di violenza da parte del compagno a quelle subite da Gesù. Si
tratta di un pezzo forte che rappresenta una donna nel momento in cui si rialza
dopo aver subito violenze fisiche e psicologiche e si rivolge idealmente a
colui che non merita più il suo amore. Gesù Cristo è ogni
donna maltrattata, offesa,
mortificata, violentata, abusata, derisa, sminuita, tradita, ogni donna che ha
visto la propria dignità calpestata; è ogni donna che è morta per
mano di un uomo che diceva di amarla. La stessa tematica è
stata affrontata anche in altri brani: “Stella cadente” di Annalisa e Rocco
Hunt, che parla di un amore sbagliato e della violenza con toni questa volta
espressi con delicatezza ma con fermezza; “Io di te non ho paura” di Emma
Marrone: canzone che parla di una presa
di coscienza fondamentale per liberarsi dalla paura; “Mai per amore” di Gianna
Nannini che tratta il tema della violenza casalinga, spesso sottovalutata nella
nostra società. Infine abbiamo deciso di approfondire “Essere umani di
Marco Mengoni”, Una canzone che ribadisce
l’importanza di non fermarsi all’apparenza, di tendere la mano per combattere i
lati oscuri di una società sempre meno protesa verso il prossimo. Si
tratta di una ballade dal significato semplice, ma estremamente profondo: un
appello dolce e accorato all’umanità a riscoprire la propria umanità, andando
oltre le etichette ed il conformismo che ci impone oggi la società. Ci fa comprendere che spesso siamo chiusi ed
incapaci di andare incontro a chi riteniamo essere “diverso” da noi, non accettandone limiti o qualità e spesso non
provando neppure compassione per le loro sofferenze. Siamo diventati incapaci
di vedere che chi ci circonda è un essere umano, simile a noi nelle fragilità,
nei dolori e nelle emozioni, anche se differenti nell’identità, nella
religione, nei valori, nella cultura. Dobbiamo imparare a riprenderci la nostra
umanità e abbandonare per sempre i pregiudizi che non ci permettono di provare
empatia; dobbiamo comprendere che qualsiasi forma di diversità può diventare per noi
un’inestimabile occasione di arricchimento e di conoscenza.
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