giovedì 14 maggio 2026

LE STORICHE FONTANE BORBONICHE a cura della redazione

 LE FONTANE DEL RE

Nella sua storia la città di Bovino, il paese in cui viviamo, è sempre stata un punto di sosta importante sulla “Strada regia delle Puglie”. Oggi questa antica strada è diventata la s.s. 90, ma era nata per collegare Napoli, Foggia e Bari, passando attraverso l’Irpinia, in un percorso lungo ben 430 Km! Tale strada venne voluta fortemente nel ‘500 da Filippo II d’Asburgo e venne ristrutturata da Carlo III di Borbone che fece costruire lungo il percorso almeno tredici fontane monumentali, undici delle quali  tuttora visibili, chiamate “fontane del re”, utili per abbeverare i cavalli e per rifocillare i viaggiatori lungo il tragitto. Ognuna di queste fontane portava lo stemma del casato dei Borbone.  La prima di queste fontane si trova prima di raggiungere Avellino, l’ultima, proprio a Bovino.

La prima delle fontane regie si trova a Monteforte Irpino, dove il re amava sostare durante le battute di caccia: La fontana è nota proprio come fontana di Carlo III.


Ad Avellino si trova invece la fontana di Bellerofonte, opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago in sostituzione di una fontana più grossolana presente in precedenza e purtroppo danneggiata e saccheggiata nel post-terremoto del 1980 Quest’opera andò a sostituire un antico abbeveratoio piuttosto spartano. Deve il suo nome ad una scultura monumentale che era posta alla sua sommità che raffigurava Bellerofonte nell’atto di infliggere il colpo di grazia a Chimera. Nel 1983 l’opera è andata perduta a causa dello sciacallaggio avvenuto in seguito al terremoto. Scomparse anche alcune delle altre statue che ne decoravano le nicchie.


 


A Mirabella Eclano si trova la terza fontana, detta la fontana di Calore, restaurata nel 1700. Si trattava di una tappa importante soprattutto per i prodotti enogastronomici apprezzati dai nobili che sostavano a Mirabella. 


 



Continuando lungo la via regia si incontra dunque la fontana detta “del re” di Grottaminarda. Costruita nel 1606, venne restaurata nel XVIII secolo per volere di Carlo III di Borbone e realizzata con blocchi di calcare  bianco. Ai due lati possiede due obelischi a forma di tronco di piramide, è riccamente decorata con stemmi e simboli borbonici.




Nel territorio di Ariano Irpino si trovano ben quattro fontane , dette “della Maddalena”, “Carpino della Tetta”, “Carpino della Pila” e “di Camporeale”.

La fontana della Maddalena si trova oggi vicino all’ospedale cittadino. Costruita nel Settecento, restaurata nel 1998 e riattivata solo nel 2021.


 

La fontana del Carpino della Tetta o Fontanatetta deve il suo nome ad un albero, un carpino e al fatto che fosse coperta:  “fons tecta”.


 



La fontana del carpino della Pila, risalente al XVIII secolo, si trova in località Scarnecchia ad Ariano Irpino. E' stata inaugurata nel 2016 dopo un lungo periodo di abbandono, ed è stata restaurata grazie ad associazioni di volontariato e all'amministrazione comunale.



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La fontana di Camporeale, nota come fontana del ponte gonnella, si trova al limite del territorio di Ariano Irpino, al confine col comune di Savignano Irpino. Ha subito restauri e modifiche nel 1858.


Proseguendo lungo il cammino si giunge   a Montaguto  dove si trova la fontana detta “del ponte di Sofia”, tra Savignano e Montaguto, lungo il fiume Cervaro. Deve il suo nome alla tragica morte di una giovane di 22 anni uccisa per mano del marito geloso. 




 


Proseguendo lungo la strada si trova la Fontana della valle del Cervaro, sita nel territorio di Montaguto (Av). La fontana costituiva un importante punto di incontro per i viaggiatori. Oggi è inglobata in un edificio attiguo ad un bar.









Strettamente legata alla Taverna del Ponte vi è la  monumentale Fontana Borbonica, edificata nel 1734 in marmo di travertino per volere di re  Carlo III di Borbone si trova proprio a pochi passi dalla taverna e dal ponte sul fiume Cervaro.la sua funzione era correlata proprio alle attività di cambio dei cavalli della vicina stazione di posta, il cui ingresso principale dista solo pochi metri. Pregevolmente strutturata come un grande parallelepipedo, presenta alla base delle lunghe vasche destinate all’abbeveramento dei cavalli ed alimentate da cannelle decorate con mascheroni. Restaurata nel 1836, la fontana aveva un grande stemma dei Re delle Due Sicilie, purtroppo rubato nel 2001.




Di fontane minori si parla in alcuni studi, ma ormai esse sono in rovina o non più visibili a causa dell’incuria o della vegetazione.


martedì 5 maggio 2026

USCITA DIDATTICA PRESSO IL MUSEO DI STORIA NATURALE DI FOGGIA Di Michele De Luca, Giovanni Tuffor e Vito Cotoia Redazione di Panni




Lo scorso 19 marzo 2026 noi alunni della triclasse di Panni, con la classe prima D di Castelluccio dei Sauri della Scuola Secondaria di primo grado, abbiamo partecipato all’uscita didattica presso il Museo di Storia Naturale di Foggia, accompagnati dalle docenti Antonella Brienza, Rosaria Scopece, Mescia Donatella M. e Alessia Mannarino. Siamo partiti col pullman dal punto di ritrovo a Panni alle ore 8 e 30 e ci siamo diretti inizialmente a Castelluccio dei Sauri, dove si sono aggiunti a noi i ragazzi e le insegnanti della classe 1 D.








Una volta arrivati siamo stati accolti dalla guida Natalia Turbacci, naturalista e insegnante, che ci ha illustrato a grandi linee ciò che avremmo visitato ed imparato durante la mattinata. Il museo di Storia naturale di Foggia si compone di varie sezioni articolate principalmente in due macroaree: Evoluzione e Ambienti di Capitanata. Noi abbiamo visitato gli ambienti di Capitanata (zone umide, ambienti steppici, collinari e montani) ed alcune sezioni dell’area dedicata all’evoluzione come la sala del mare e la collezione malacologica Martucci. Siamo partiti dal visitare le sale dedicate agli ambienti di Capitanata. Abbiamo potuto vedere molte specie di uccelli impagliati, mammiferi ed altri animali. La guida ci ha rassicurati sul fatto che nessun animale sia stato ucciso, ma tutti gli animali presenti nel museo sono stati trovati già morti, ma in buone condizioni, e poi trattati con prodotti chimici per preservarne i corpi.





Tra i tanti animali che abbiamo potuto osservare ci ha colpiti molto il cavaliere d’Italia, che vive e nidifica nelle zone umide come le saline di Margherita di Savoia, un elegante uccello con lunghe zampe rosse, piumaggio bianco e nero e becco sottile. Abbiamo potuto toccare le zampe e il becco delle oche e di altri uccelli e vedere e toccare lo strano nido del pendolino, un uccello insettivoro. Il nido ha la forma di un sacchetto ed è composto da fibre vegetali intrecciate e tenute insieme da ragnatele. Spesso è appeso ai rami di salici o pioppi in vicinanza dell’acqua.



Abbiamo imparato la differenza tra testuggine palustre e terrestre e tartaruga, che invece vive in mare. Di questi animali abbiamo avuto modo di toccarne i carapaci vuoti. Pur appartenendo alla stessa famiglia, sono animali differenti. La testuggine vive in ambienti terrestri, ha zampe corte ed elefantiache, dotate di unghie robuste e il guscio è stondato, a cupola e pesante per proteggerla da attacchi di altri animali. Sono animali prevalentemente erbivori e possono vivere tra i 100 e i 200 anni. Le tartarughe marine invece hanno le pinne, mentre quelle di acqua dolce sono dotate di zampe palmate, Il loro guscio è piatto, aerodinamico e leggero, adatto per nuotare. Sono animali onnivori o carnivori. La durata della loro vita si aggira tra tra i 50 e gli 80 anni, in condizioni ideali però possono raggiungere i 100 anni.












Molto interessante la ricca collezione di uccelli che mostra moltissimi esemplari presenti in Capitanata nei diversi ambienti: montani, acquatici, steppici e collinari. Abbiamo osservato, tra gli altri, dai passeri al gufo reale, dal barbagianni al grifone, ormai scomparso in Italia, fino alla gallina prataiola, all'airone cinerino e al fenicottero rosa. Ci ha colpito molto la leggenda legata la nome del barbagianni, rapace notturno spesso associato al malaugurio, chiamato anche strega bianca. Si pensa che il suo nome significhi "zio (barba) Gianni (Giovanni)", identificato come un vecchio zio brontolone che russa molto, a causa del suo caratteristico verso.






Nelle sale marine del museo oltre a poter ammirare gli scheletri di alcuni piccoli  delfini che solcano i nostri mari come il grampo e la stenella, abbiamo potuto ascoltare la voce del mare attraverso delle docce acustiche.


Si tratta di dispositivi innovativi, installati all’interno del museo, in cui alcuni biologi marini dell’università di Trieste, hanno registrato i suoni emessi dalle specie acquatiche mediante un idrofono, cioè un sensore acustico capace di captare e registrare suoni e vibrazioni sott’acqua.









Infine abbiamo terminato la visita recandoci in una sala dedicata alla ricostruzione del cosiddetto squalo o mostro di Lesina: uno squalo elefante avvistato vicino Lesina, innocuo ma dall’aspetto spaventoso. Si nutre di plancton e può raggiungere i dieci metri di lunghezza e circa sei tonnellate di peso. Si tratta di una specie in via d’estinzione a causa della pesca indiscriminata.

























mercoledì 22 aprile 2026

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: LE ALLUVIONI di Francesca Landini, Francesca Pia Sciaraffa, Annachiara Trombacco, Cristina Macina, Diletta Mastrolonardo

   


Le alluvioni sono fenomeni naturali che dipendono da piogge intense e prolungate in un certo territorio. L'acqua delle piogge fa aumentare la portata d'acqua di fiumi o torrenti che trascinano con sé ciottoli, rami o interi tronchi che fanno innalzare il livello del corso d'acqua che fuoriesce dal proprio letto, provocando danni a campi, coltivazioni, abitazioni, animali ed uomini.  Si pensa che l’aumento delle precipitazioni atmosferiche porterà sempre di più nel corso del tempo a esondazioni dei fiumi, mentre già oggi, brevi e intensi diluvi causano inondazioni pluviali e allagamenti di corpi idrici. Queste precipitazioni sono un disastro naturale comune in Europa, che insieme alle tempeste ha provocato vittime e sta causando perdite economiche. E' possibile che i cambiamenti climatici aumentino la frequenza delle inondazioni in tutta Europa nei prossimi anni. I temporali possono diventare più comuni e intensi a causa delle alte temperature. In alcune regioni tale rischio è più comune  all’inizio della primavera, o in autunno. Inoltre a causa del cambiamento climatico potrebbero diminuire anche le nevicate invernali.

Il cambiamento climatico aumenta il ciclo dell’acqua provocando piogge più brevi e violente che a loro volta causano frequenti inondazioni, inclusi i flash floods (alluvioni lampo) urbani e l’esondazione dei fiumi.

 

CAUSE PRINCIPALI: l’aumento delle temperature globali provoca il cambiamento dell’atmosfera rendendola più calda. A sua volta quest’ultima trattiene più umidità liberandola poi in eventi estremi.

 

TIPOLOGIE DI INONDAZIONI:

1.Inondazioni pluviali: nubifragi profondi che riempiono i sistemi di drenaggio urbano.

2.Inondazioni fluviali: esondazioni di fiumi e torrenti dovuti a lunghe piogge.

3.Inondazioni lampo (flash floods): eventi rapidi e distruttivi soprattutto in zone montuose o urbane.

 

FATTORI AGGRAVANTI

L’accavallamento di fattori antropici (cementificazione, impermeabilizzazione del suolo) a quelli climatici aggiunge maggiormente il rischio.

 

CONSEGUENZE

Problemi alle infrastrutture, inquinamento delle acque per il mal funzionamento dei sistemi fognari disgregazione del suolo e gravi problematiche per la popolazione.

 

 PREVISIONI

Entro il 2100 i sistemi instabili lenti potrebbero essere fino a 14 volte più frequenti in Europa incrementando il rischio di alluvioni.

 

 

INONDAZIONI E ALLAGAMENTI IN CAPITANATA

 

All’inizio dell’aprile 2026 le ultime piogge eccezionali hanno causato l’esondazione del fiume Cervaro in Capitanata trasformandolo in una forza distruttrice.

 

I DANNI PRINCIPALI

     Il borgo Incoronata, il posto più colpito, dove decine di famiglie sono state evacuate dai vigili del fuoco.

     L’agricoltura del nostro paese ha subito danni enormi. Migliaia di ettari di grano, ortaggi e vigneti sono attualmente ricoperti da fango.

     Infrastrutture e isolamenti: la zona dei Monti Dauni, in particolare l’area di Bovino è molto isolata a causa di frequenti frane che hanno reso le strade pericolose.


FIUME CERVARO BOVINO 

venerdì 21 novembre 2025

SEMI NEL VENTO: LA SCUOLA INCONTRA LA STORIA di ANNA MICHELA DI PASQUALE




L’istituto Omnicomprensivo dei Monti Dauni con il comune di Bovino, ha partecipato quest’anno a un progetto chiamato ‘’Semi nel vento’’ organizzato dall’organizzazione Mira, un’associazione che si occupa di creare percorsi educativi e creativi nelle scuole.  L’organizzazione,che ha sede a Foggia, ha lo scopo di far avvicinare e incuriosire con la storia e la scienza noi ragazzi. 


Il nostro primo incontro con l’archeologa Sara Stellacci è avvenuto il 7 Febbraio 2025. La studiosa ci ha fatto compiere un viaggio affascinante nella storia dell’evoluzione dell’uomo e ci ha avvicinati in maniera creativa e divertente alla pittura rupestre.  L'archeologa ha tirato fuori da alcune sacche molti libri illustrati sul tema dell’evoluzione dell’uomo, ma anche calchi in resina di crani di scimmie e di uomini durante il loro percorso evolutivo. La professoressa Stellacci ci ha spiegato come l’uomo si sia evoluto  dall’ australopiteco, comparso circa 6 milioni di anni fa,  all’Homo abilis, vissuto 3 milioni di anni fa, passando dall’homo erectus  fino ai sapiens, comparsi sulla Terra circa 180.000 anni or sono, incontrando i loro “cugini” Neanderthal con i quali si sono, probabilmente uniti.    La studiosa ci ha poi introdotti nel meraviglioso mondo della prima arte rupestre e ci ha mostrato le immagini delle scene di caccia lasciate dagli uomini primitivi in molte caverne, testimonianze preziose di un mondo antico.  A quel punto ha consegnato ad ognuno di noi un foglio di carta ed un carboncino e ci ha invitati a disegnare un cavallo, usando come modello quello dello stesso animale trovato nella grotta di Lascaux, in Francia. Quindi ci ha consegnato dell’ocra rossa e gialla e ci ha invitati a completare i nostri dipinti rupestri. E’ stato divertente sporcarci e cimentarci con questo tipo di opera e confrontare i nostri disegni. 






Il nostro secondo incontro è avvenuto il 7 Marzo. Durante l’incontro la dottoressa Stellacci ci ha illustrato la storia del cotone e della tessitura con il telaio. Anche in questa occasione la parte più divertente è stata quella pratica: l’archeologa ha consegnato ad ognuno di noi un piccolo telaio di legno ed un gomitoletto di lana colorata, legato ad una spoletta di legno. Quindi ci ha spiegato come utilizzarlo per far sì che ognuno di noi potesse realizzare un braccialetto. 




Il lavoro che all’inizio sembrava difficile,  una volta capito il procedimento è stato invece molto facile, oltre che piacevole.  Alcuni di noi si sono appassionati così tanto a questa attività, che hanno deciso di acquistare un piccolo telaio per cimentarsi ancora con questa piacevole occupazione.  



IL GIORNO DELLA MEMORIA: CELEBRANDO I GIUSTI CLASSI 3^A E 3^B






 DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE IL TERMINE “GIUSTO TRA LE NAZIONI” È STATO USATO PER RICORDARE I NON EBREI CHE HANNO SALVATO DAL GENOCIDIO NAZISTA ANCHE UN SOLO EBREO. SI TRATTA DI VERI E PROPRI EROI CHE HANNO MESSO A REPENTAGLIO LA LORO STESSA VITA PER SALVARE DELLE PERSONE, SENZA ALCUN INTERESSE PERSONALE. PER IL GIORNO DELLA MEMORIA, NELLE CLASSI 3^A E 3^B CON LA PROFESSORESSA ANNAMARIA GESUALDI, ABBIAMO COSTRUITO DEI CARTELLONI, ISPIRATI AL GIARDINO DEI GIUSTI, PER CELEBRARE QUESTA GIORNATA, RICORDANDO LE PERSONE CHE HANNO FATTO QUALCOSA DI IMPORTANTE PER AIUTARE GLI EBREI RISCHIANDO LA LORO STESSA VITA. ABBIAMO DISEGNATO DELLE SAGOME DI ALBERI SU FOGLI DI CARTA FORMATO A4 E SU OGNUNA DI ESSE ABBIAMO SCRITTO BREVEMENTE LA STORIA DELL’EROE CHE CI È STATO ASSEGNATO. SUCCESSIVAMENTE ABBIAMO PREPARATO E DIPINTO DUE GRANDI STRISCIONI SOTTO I QUALI ABBIAMO INCOLLATO I NOSTRI ALBERI DEI GIUSTI, PREPARATI IN PRECEDENZA.



TINA STROBOS, MEDICO E PSICHIATRA OLANDESE, CHE CON SUA MADRE E SUA NONNA SALVÒ OLTRE CENTO RIFUGIATI EBREI NASCONDENDOLI IN UNO SCOMPARTIMENTO SEGRETO DELLA SOFFITTA DI CASA SUA; CARLO ANGELA, MEDICO E ANTIFASCISTA ITALIANO, PADRE DEL CELEBRE PIERO, CHE FALSIFICÒ LE CARTELLE CLINICHE DI MOLTI EBREI PER GIUSTIFICARNE IL RICOVERO NELLA CLINICA DI MALATTIE MENTALI DI SAN MAURIZIO CANAVESE, CHE DIRIGEVA; RACHELE AUERBACH, CHE CI HA LASCIATO PREZIOSE TESTIMONIANZE SULLA VITA NEL GHETTO DI VARSAVIA; GIORGIO PERLASCA, CHE NEL 1944 FINGENDOSI UN CONSOLE SPAGNOLO SALVÒ PIÙ DI 5000 EBREI UNGHERESI DALLA DEPORTAZIONE; OSKAR SCHINDLER, IMPRENDITORE TEDESCO CHE RIUSCÌ A EVITARE LA DEPORTAZIONE DI OLTRE MILLE EBREI COL PRETESTO DI UTILIZZARLI COME OPERAI NELLA SUA FABBRICA DI UTENSILI, UTILI ALL’INDUSTRIA BELLICA; IRENA SENDLER, INFERMIERA E ASSISTENTE SOCIALE POLACCA CHE TROVÒ UN RIFUGIO FUORI DAL GHETTO PER OLTRE 2500 PICCOLI EBREI; GIOVANNI PALATUCCI, POLIZIOTTO ITALIANO MORTO NEL 1945 NEL CAMPO DI DACHAU PER AVER SALVATO CIRCA 5000 EBREI GRAZIE ALLA SUA POSIZIONE; MARCEL MARCEAU, MIMO FRANCESE, CHE ACCOMPAGNÒ CLANDESTINAMENTE DIVERSI BAMBINI EBREI IN SVIZZERA; DIETRICH BONHOEFFER, TEOLOGO TEDESCO CHE PARTECIPÒ ATTIVAMENTE ALLA RESISTENZA AL NAZISMO; JAN KARSKI, MILITARE POLACCO E MEMBRO DELLA RESISTENZA CHE CERCÒ INVANO DI AVVERTIRE LE GRANDI POTENZE DELLO STERMINIO CHE SI STAVA PERPETRANDO DA PARTE DEI TEDESCHI. INFINE ABBIAMO VOLUTO RICORDARE ANCHE L’ITALIANA LILIANA SEGRE, POLITICA E ATTIVISTA ITALIANA ANCORA IN VITA, SOPRAVVISSUTA ALL’OLOCAUSTO E TESTIMONE DELLA SHOAH E SALVO D'ACQUISTO, UN CARABINIERE VISSUTO DURANTE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE CHE È DIVENTATO UNO DEI SIMBOLI DELLA RESISTENZA ITALIANA CONTRO L'OCCUPAZIONE NAZISTA. 




lunedì 3 novembre 2025

IL MUSEO DIOCESANO DI ANNA MICHELA DI PASQUALE

 


NELLE SALE DEL PALAZZO DUCALE È ALLESTITO IL MUSEO DIOCESANO CHE CONSERVA QUADRI, PARAMENTI SACRI DI PREGEVOLE FATTURA, ESPRESSIONE DELLA FEDE, DELLA DEVOZIONE E DELLA RICCHEZZA ARTISTICA DEL NOSTRO PAESE. IL MUSEO NASCE NEL 1999 PER VOLERE E INIZIATIVA DEL MONSIGNOR GIUSEPPE CASALE, ALLO SCOPO DI IMPEDIRE LA DILAPIDAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DELLA DIOCESI. VENNE CHIUSO NEL 2006 PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE E RIAPERTO NEL 2008 DA MONS. FRANCESCO PIO TAMBURRINO, ARCIVESCOVO METROPOLITA DI FOGGIA-BOVINO. ALL’INTERNO DEL MUSEO SI POSSONO AMMIRARE IL TESORO DELLA CATTEDRALE, COL PREZIOSO BRACCIO RELIQUIARIO DI SAN MARCO D’ECA DEL XV SEC., L’OSTENSORIO REALIZZATO DA PIETRO VANNINI, DEL XV SECOLO, UN CALICE DEL XVII SECOLO, UN CROCIFISSO IN RAME DEL XIV-XV SECOLO, LA TELA DI SAN SEBASTIANO, SEC. XVII, ATTRIBUITA A MATTIA PRETI, LA TELA DELLA CROCIFISSIONE DI SAN PIETRO, DEL SEC. XVII. 



OLTRE A QUELLI CITATI, SONO MOLTI ALTRI I TESORI CONSERVATI NELLE SALE DEL CASTELLO. IL PERCORSO ESPOSITIVO SI CONCLUDE CON LA CAPPELLA GENTILIZIA IN CUI SI CONSERVA IL PREZIOSO RELIQUIARIO DELLA SACRA SPINA.





LE STORICHE FONTANE BORBONICHE a cura della redazione

  LE FONTANE DEL RE Nella sua storia la città di Bovino, il paese in cui viviamo, è sempre stata un punto di sosta importante sulla “Strada ...