giovedì 23 giugno 2022

LE ORIGINI DEL CONFLITTO RUSSO - UCRAINO di Eleonora Borgia - Francesca Lombardi - Giorgia Mancini




Il conflitto tra guerra e Ucraina non è esploso all'improvviso, ma già dal 2014 nella regione del Donbass la situazione è piuttosto tesa. Proprio nel 2014 a Kiev scoppiò una rivolta contro il presidente Janukovyč, filorusso, che dopo alcuni scontri e molte vittime, venne scacciato. La Russia allora invase la Crimea e cominciò a fornire armi e denaro ad alcuni gruppi militari del Donbass che portarono alla nascita  della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk che sono indipendenti dall’Ucraina. Con gli accordi di Minsk del 2015, gli scontri sembravano essersi arrestati, ma il mancato rispetto di questi ha fatto riesplodere il conflitto in maniera più violenta. 
A fine febbraio 2022 Putin ha riconosciuto le due repubbliche  come russe e ha già fatto entrare i carri armati su quei territori. Si tratta di una vera e propria invasione, perché quelle due aree sono a tutti gli effetti dell’ Ucraina. In questo modo gli accordi di Minsk sono saltati. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022 comincia la guerra. I civili ucraini sono costretti a fuggire mentre l'intensità degli attacchi aumenta ogni giorno e si rivolge verso università, ospedali, teatri... Oggi la situazione è ancora drammatica soprattutto nella parte orientale del Paese, dove molte zone sono sotto il controllo dei russi.

IL DONBASS

Il Donbass è un'area dell'Ucraina orientale suddivisa in tre regioni: il Donetsk, il Luhansk e il Dnipropetrovsk. Si tratta di una zona a predominanza russa: dalla lingua alla chiesa. Qui vivono 5 milioni di persone, tra cui 1 milionedi russi. La maggioranza della popolazione si definisce "separatista", perché si sente russa. Si parla russo, si studia la storia sovietica e in TV si trasmettono trasmissioni in lingua russa.





mercoledì 22 giugno 2022

PACE FRA LE NOTE di Mariana Sanseverino e Maria Sharon Joy Poppa

 

La guerra è tornata nel nostro continente.  Milioni di persone ucraine, russe, europee ed extraeuropee fanno sentire la loro voce contro il conflitto russo-ucraino diffondendo il loro pensiero verso la pace di due Paesi la cui situazione oscilla già dal lontano 2014. Da una parte molte persone stanno cercando di scappare dall’Ucraina, dall’altra invece ci sono dei volontari che stanno partendo per questa con beni primari come medicinali, acqua, cibo e vestiti. Anche molti personaggi famosi cercano di intervenire in questa situazione drammatica condividendo pensieri, opinioni e video che mostrano le atrocità della guerra come i filmati che mostrano soldati che lasciano le loro famiglie per combattere per il proprio Paese con nessuna certezza, ma solo la speranza, di tornare. Tra questi spiccano le figure dei cantanti che con le loro voci rappresentano, anche se in piccola parte, una speranza volta alla pace. Tra questi vogliamo ricordare La Rappresentante di Lista, duo italiano che su Twitter ha  lanciato l'idea di un concerto i cui guadagni sarebbero serviti ad aiutare i profughi vittime della guerra.  Il concerto dal nome iconico "Tocca a noi. Musica per la Pace", si è tenuto in Piazza Maggiore a Bologna, lo scorso 5 aprile. Oltre settemila spettatori hanno dato il loro contributo all'organizzazione "Save the children", che da oltre 100 anni lotto per i bambini a rischio e cerca di salvaguardare il loro futuro. All'evento oltre alla Rappresentante di lista hanno partecipato moltissimi artisti, tra i quali Elodie, Gianni Morandi, Elisa, Diodato, Noemi e molti altri. Ma non solo in Italia gli artisti fanno sentire la loro voce: Oksana Lyniv, direttrice d’orchestra ucraina,  attraverso il suo profilo Facebook  si è lanciata in commoventi appelli. In uno di questi rivela che il concerto che ha diretto alla Wiener Konzerthaus lo ha dedicato alla sua patria, l’Ucraina. Anche dalla cantante lirica russa Anna Netrobko arriva un grido di speranza verso la Pace:  la cantante russa rompe il silenzio con un’affermazione volta a denunciare l’obbligo degli artisti a dar voce contro la loro patria. “Sono contraria a questa guerra. Sono russa e amo il mio Paese ma ho molti amici in Ucraina e la pena e il dolore ora mi spezzano il cuore. Voglio che questa guerra finisca e che la gente possa vincere in pace” scrive su Instagram.



Questi, e molti altri, cantanti vogliono diffondere un messaggio volto a eliminare ogni forma di guerra definendola “sbagliata” e pur con un piccolo contributo cercano di convertire 
 la musica in un mezzo innovativo per far arrivare a chiunque un messaggio di pace e far capire come le vittime innocenti della politica possano far “sentire la loro voce” fra le note della pace.  A seguito della guerra  molte sono state le star internazionali, ma anche politici che con canzoni, video e messaggi   hanno dato conforto all’Ucraina.  Gli italiani Maneskin hanno annullato il loro tour in Russia ed hanno deciso di partecipare allo STAND UP FOR UKRAINE, una campagna globale che attraverso una mobilitazione social ha raccolto oltre 9 miliardi di euro per aiutare le persone in fuga dal conflitto. La campagna è stata organizzata da Global Citizen in collaborazione con la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen per aiutare non solo i profughi della guerra in Ucraina, ma anche coloro che fuggono dallo Yemen e dalla Siria. Moltissimi nomi illustri hanno partecipato all'evento: da Elton John a Madonna ai Pink Floyd. La band italiana però, non si è limitata ad un post, ma ha composto un brano dal titolo "We're gonna dance on gasoline" in cui i quattro componenti della band cantano in coro e chiedono " Come fate a dormire la notte? Come fate a chiudere gli occhi con tutte quelle vite nelle vostre mani?" Un appello verso la responsabilità civile ai potenti della Terra. 



 






martedì 21 giugno 2022

LUOGHI DEL CUORE E SMART IN PUGLIA: IL RESTAURO DEI GIARDINI PENSILI DUCALI classi 2^A e 2^B Secondaria di primo grado Bovino


Nel 2018  per iniziativa della presidente della Proloco del Comune di Bovino, Prof.ssa Maria Rosaria Lombardi, è stata attivata la raccolta firme in occasione del nono censimento dei "Luoghi del cuore" proposto dal FAI. Per il nostro paese era un'occasione unica per restaurare e riaprire al pubblico un bene artistico e culturale che da anni versava in condizioni di forte degrado. I giardini di Bovino hanno raccolto ben 15.619 voti che hanno permesso loro di candidare un progetto sul Bando di selezione del FAI, lanciato dopo il censimento insieme ad Intesa  San Paolo. Il progetto è stato preparato congiuntamente dalla presidente della Proloco, dalla restauratrice Paola Anzivino e dalla Professoressa Rosa Pagano . Il progetto è stato accolto e cofinanziato dal FAI, dalla Proloco e da alcune associazioni del territorio, come  la Misericordia e  l'Archeoclub, oltre che da imprese e privati. Durante i lavori sono stati eseguiti diversi interventi: il restauro e il consolidamento delle sculture che si trovano all'interno dello spazio; la catalogazione di piante e arbusti e la creazione di nuove isole arboree; la risistemazione dei vialetti; il rifacimento degli impianti di illuminazione e di irrigazione. Anche il giardino inferiore è stato risistemato grazie ai contributi ottenuti dal Comune grazie al bando "SmartIn Puglia" lanciato dalla regione nel 2018 in collaborazione con "I luoghi del cuore" rivolto a scuole, Comuni e Province per la tutela attiva e la fruizione di beni del patrimonio storico-artistico e culturale della Puglia. 


LA NOSTRA ESPERIENZA 

All'interno del progetto è stato preparato un ulteriore piano rivolto alla scuola secondaria di primo grado di Bovino. Si è trattato di un intervento di 32 ore rivolto alle classi seconde e terze e tenuto dalla restauratrice Paola Anzivino che ha avuto lo scopo di far avvicinare noi ragazzi al mondo del restauro. Le classi terze sono state interessate da interventi più brevi che si sono conclusi con passeggiate all'interno dei giardini e una visita al Museo diocesano dove è stato loro mostrato come riconoscere un intervento di restauro. Le classi seconde hanno lavorato in maniera pratica e dettagliata. Alcune lezioni sono state di tipo teorico, altre di tipo pratico.  Dopo alcune lezioni introduttive, noi studenti abbiamo realizzato i grafici  dei busti delle statue dei giardini ducali, in cui abbiamo riportato tutti i tipi di degrado presenti nella legenda, dopo aver analizzato dal vivo le statue.


Abbiamo imparato a riconoscere e distinguere i vari danni che interessano le statue: rotture, lesioni, disgregazioni, sporco incoerente, erosioni e patine biologiche. 







All'interno dei
giardini inoltre abbiamo potuto lavorare su parti prive di interesse storico come muretti o marciapiedi, utilizzando le tecniche di pulitura: abbiamo prima trattato la parte con un biocida e quindi abbiamo eseguito degli impacchi di polpa di carta e di bicarbonato d'ammonio.
Durante le lezioni in classe abbiamo appreso la tecnica della reintegrazione pittorica, ricostruendo lacune procurate su copie di opere famose.  Al termine delle lezioni abbiamo realizzato dei cartelloni finali di gruppo dove abbiamo riportato le fasi più importanti del restauro.





INTERVISTA ALLA RESTAURATRICE PAOLA ANZIVINO classe 2 B



Lei è una restauratrice. Da quando tempo lavora in questo campo e come è nata la sua passione?

Lavoro in questo campo dal 1992. Dopo aver frequentato il Liceo artistico non sapevo bene che strada intraprendere quando, per caso, a Roma ho incontrato una persona che si era appena iscritta ad una scuola di restauro e che mi ha introdotta nel suo mondo che ho amato immediatamente. Il lavoro del restauratore mi è sembrato un ottimo compromesso fra l’arte ed i beni culturali. Col tempo ho capito che il proprio estro artistico in questo lavoro non solo non è utile, ma non deve proprio venire fuori. Avere una buona manualità però aiuta tanto.

    In cosa consiste il suo lavoro?

Dal 2019 il mondo del restauro è cambiato. Noi restauratori siamo stati divisi per settori, quindi quando mi occupo di opere pubbliche, restauro prevalentemente opere d’arte lignee e decorate o affreschi. Lavorando nel privato invece siamo più liberi: in quel caso mi occupo di qualsiasi opera d’arte, sino ad arrivare alle porcellane o ceramiche antiche o ad opere in pietra. Il mio è comunque un lavoro molto tecnico che comincia con una visita di persona all’opera. Dalle fotografie non si riesce a comprendere perfettamente che tipo d’ intervento occorre eseguire. Bisogna analizzare e studiare l’opera, fotografarla, disegnare dei grafici, comprenderne le caratteristiche strutturali, artistiche, tecniche e materiali per poi decidere come intervenire su di essa.  A questo punto si prepara un progetto di restauro che va quindi inviato alla Sovrintendenza ai Beni culturali. Solo quando il progetto sarà approvato potrà iniziare il restauro vero e proprio. Generalmente prima di cominciare un restauro si eseguono dei tasselli di pulitura, cioè delle piccole prove per comprendere se il tipo di intervento che è stato deciso, sia la scelta migliore per quell’opera. Ancora una volta sarà la Sovrintendenza a decidere se continuare sulla via iniziata, o se modificare qualcosa. Il restauro è quindi un lavoro minuzioso, con una parte burocratica molto importante.

Che tipo di opere restaura?

Lavoro soprattutto su statue lignee: nelle nostre zone l’arte sacra e votiva è molto importante, per questo negli ultimi quattro anni ho lavorato soprattutto su queste opere. In questo momento però sto restaurando delle tele del museo diocesano di Bovino.

Può capitare di rovinare un’opera durante un restauro?

Fino a poco tempo fa i restauri erano molto aggressivi e poteva capitare di togliere parti di un’opera originale. Per questo la normativa burocratica è cambiata ed è così cavillosa: serve proprio a salvaguardare le opere d’arte. Per fortuna non mi è mai capitato di rovinare delle opere, anche se, molti anni fa nel 1993, io ed altri tre ragazzi stavamo eseguendo il consolidamento di un affresco all’interno della chiesa della Minerva, a Roma. Lavoravamo sulla stessa parete e stavamo inserendo con delle siringhe un consolidante, cioè delle malte, laddove si erano formate delle sacche, cioè delle zone in cui l’intonaco si era sollevato. A fine giornata ci accorgiamo che si era formata un’enorme sacca sulle mani del Cristo benedicente, perché tutto il consolidante che avevamo iniettato era confluito nello stesso punto. Attraverso dei micro fori siamo riusciti a risolvere la situazione, ma quella volta abbiamo rischiato seriamente di danneggiare l’affresco. Si tratta di un lavoro molto minuzioso in cui non bisogna affidarsi solo alla propria esperienza, ma dobbiamo imparare a comprendere momento dopo momento la via più giusta da seguire.

Quali sono le parti più vulnerabili di un’opera d’arte?

Le parti più vulnerabili sono le parti più sottili o quelle terminali. Dipende però dal tipo di opera. Nelle statue ad esempio il naso, le dita… dunque le parti più sporgenti sono quelle più fragili. Se invece parliamo di una tela, dobbiamo tener presente il materiale di cui è composta, un materiale naturale, come lino, canapa, cotone… a seconda dell’epoca storica in cui è stata realizzata. In questo caso i danni arrivano soprattutto dagli agenti a cui l’opera è sottoposta o dal luogo in cui è esposta. La muffa può attaccare il tessuto e rovinarlo. Non solo. Se una tela viene esposta ai raggi solari, la pittura può asciugarsi troppo rapidamente o in modo non omogeneo. Si vengono allora a formare delle “conchiglie”, cioè delle isole di colore che si possono staccare molto facilmente.  Le statue lignee se si trovano in un ambiente molto umido diventano spugnose e i tarli possono scavare delle gallerie molto profonde danneggiandone la struttura. La prima cosa da fare è consolidare e mettere in sicurezza il bene danneggiato. Ovviamente l’ambiente in cui si trova un’opera può fare la differenza.

Come è nato il progetto dei Giardini pensili?

Il progetto è nato grazie all’iniziativa di Maria Rosaria Lombardi, presidente della Proloco di Bovino, che è riuscita a raccogliere abbastanza firme per ottenere un finanziamento dal FAI per il restauro dei giardini pensili di Bovino. Non solo, oltre a ciò ha avuto l’idea di istruire voi ragazzi per avvicinarvi al mondo del restauro e ad un bene del nostro territorio che non tutti conoscono, poiché il rispetto di un opera è qualcosa di poco conosciuto. Voi ragazzi rappresentate il futuro e dovete essere istruiti alla bellezza del patrimonio artistico italiano, ma anche al rispetto e alla comprensione di esso.  

Che tipo di lavori o restauri sono stati realizzati nei giardini ducali?

Si è trattato di un progetto a tutto tondo che ha previsto non solo il recupero delle statue, ma anche dell’ambiente in cui esse sono inserite. L’opera d’arte è tale anche in funzione al luogo in cui si trova. L’ambiente diventa esso stesso opera d’arte. Per quanto concerne le statue per prima cosa abbiamo dovuto individuare le criticità delle opere, studiare e conoscere a fondo le statue, per poi andare ad asportare le muffe e i batteri che si erano formati al di sopra di esse perché con le loro radici scavano e rovinano la pietra. Si è quindi passati alla seconda pulitura, che è quella delle macchie principali e al consolidamento. Nel restauro, soprattutto in quello lapideo, non si ricostruisce niente, quindi le parti rotte come dita o nasi, vanno lasciati così perché è molto importante rispettare l’essenza storica, il vissuto, di un bene. Dunque quello dei giardini ducali è stato più un restauro conservativo che estetico.

Ha lavorato da sola a questo progetto?

Al progetto della scuola sì, durante quello di restauro sono stata affiancata da un altro restauratore.

Quali erano le maggiori criticità all’interno dei giardini?

Molte criticità erano dovute all’abbandono e all’incuria del luogo. Prima di tutto sono stati potati gli alberi e messi in sicurezza perché i problemi delle statue erano dovuti a dei traumi, come la caduta di rami o di pigne. Purtroppo molti problemi non sono stati eliminati completamente perché sono dovuti all’umidità del luogo, al gelo dell’inverno al calore eccessivo dell’estate. Quindi il restauratore che mi ha affiancato ha proposto di coprire le statue nei mesi più freddi con un tessuto non tessuto, per proteggere lo strato superficiale della statua. In primavera poi andranno un po’ ripulite e riconsolidate con della manutenzione ordinaria.  

Aveva già lavorato con i ragazzi delle scuole?

Sì, ma mai nel campo del restauro. Più volte ho lavorato nella scuola dell’infanzia o primaria per delle attività creative. Nella secondaria di primo grado ho lavorato con l’argilla ed insieme ai ragazzi ho realizzato un presepe che è stato premiato durante un concorso.

Tirando le somme: come valuterebbe l'esperienza vissuta insieme a noi ragazzi?

E’ stata davvero una piacevole esperienza. Siete stati una bella scoperta: molto vivaci, ma molto collaborativi. Avete seguito le mie istruzioni e svolto tutte le attività richieste. Anche la risposta empatica e la vostra curiosità sono state positive.

    Quali sono i suoi progetti per il futuro?

     E’ un buon momento per noi restauratori e spero di continuare così.      


         

 

 

 

 

 

 

I GIARDINI PENSILI DUCALI DI BOVINO di Andrea Terlizzi

 



I Giardini Pensili del Palazzo Ducale di Bovino, fanno parte del patrimonio artistico-culturale della nostra Città. Di proprietà dell'Arcidiocesi Bovino-Foggia, si trovano nel centro storico cittadino, adagiati su un terrazzamento a tre livelli, raccordati con rampe di scale interne e  addossati sulla facciata del Palazzo Ducale, 
racchiusi da murature merlate. All'interno sono visibili  tratti di opus reticolatum romani.




Realizzati nel 1800, si  ispirano al Parco di Recale, che era la residenza estiva della Duchessa di Bovino Anna Maria Suardo in Guevara, dama di compagnia della Regina Carolina.  Si tratta di giardini all'italiana che conservano una notevole varietà di piante, arbusti (almeno 50 specie), oltre alla presenza di fontane e cisterne per l'accumulo delle acque rivenienti dalle condotte dell'antico Acquedotto Romano attraverso tipiche fenditure delle rocce sulle quali si eleva il Castello. Sono disposti in successione e suddivisi in “giardino pensile domestico”, “giardino botanico” e “giardino delle statue” o “superiore”. Nei giardini si trovano sette statue, cinque mezzi busti marmorei ispirati all'epoca romana  e due figure intere in stile neoclassico,  una ninfa dormiente e una statua di Venere il cui 
autore è sconosciuto.




domenica 19 giugno 2022

L’ombra più grande della mia vita… di Giovanni Roberto Nicastro e Michele Durando

 

A seguire il testo che si è aggiudicato la vittoria nella sezione "Racconti" del concorso indetto dell'AVIS di Bovino.

          L’ombra più grande della mia vita…

                                

Ciao, mi chiamo Paul e ho 19 anni. Sono sempre stato un ragazzo poco altruista, che pensa solo a se stesso.

Non ho mai tenuto molto neanche ai miei familiari. Sono nato in una ricca famiglia e mi è sempre stata data qualunque cosa io chiedessi. Non ho mai avuto molti amici, sto antipatico a molti per la mia ricchezza, o almeno così credevo… dopo la storia che sto per raccontarvi ho aperto gli occhi e ho capito d’essere una persona antipatica ed indifferente. Le uniche persone a cui tenevo all’epoca dei fatti, erano Mike e John, i miei unici e veri amici. John si era trasferito qui in America da poco, e fu così che io e Mike lo abbiamo conosciuto. Mike invece lo conoscevo dall’infanzia. È sempre stato il mio migliore amico. Ci tenevo molto a lui, ed era l’unica persona per cui (forse) avrei dato la vita. Quella mattina, eravamo appena usciti dal college, uscimmo per andare a mangiare al “Terra Blues “, uno dei bar più importanti di tutta New York. Per John era la prima volta in quel posto, io e Mike invece c’eravamo andati spesso. Ordinammo subito qualcosa. Mentre John guardava spaesato il bar, ha notato una foto del Grand Canyon.

-Ragazzi, cos’è quello?- chiese John indicando la foto.

-Come fai a non sapere cosa sia? È il Grand Canyon, una gola da cui si può vedere un panorama mozzafiato- risposi.

-Sarebbe bello visitarlo, un giorno…- disse Mike. -E perché no?-  Risposi. 

Fu così che qualche settimana dopo riuscii a procurarmi una guida disposta a portarci lassù. Quel giorno prendemmo un bus assieme ad altre persone, tutte riunite per visitare il Grand Canyon. Salimmo assieme e dopo aver ignorato le raccomandazioni che la guida ci aveva fatto, ci fu concesso il tempo per visitare meglio quella zona straordinaria. Ci sedemmo per guardare il panorama. Mike, che come noi non aveva dato retta alla guida, si sporse per vedere quanto fossero profonde le gole: all’inizio non pensammo potesse accadere chissà cosa, ma Mike, che si era sporto troppo, era scivolato e fece un volo di qualche metro sbattendo la testa ed il collo su dei sassi. 

Inevitabilmente la guida urlò, e tutti gli altri iniziarono ad agitarsi, ma la cosa peggiore è che io ero rimasto paralizzato dalla paura. Paura di perdere un amico con cui avevo condiviso belle e brutte esperienze, il mio unico amico insomma. Mentre alcuni gridavano di chiamare un’ambulanza, ed altri erano impauriti (fra cui io), ci accorgemmo che dal collo di Mike stava uscendo molto molto sangue, probabilmente gli si era trinciata la giugulare. John si strappò così la camicia e scese ad aiutarlo, tenendogliela stretta per evitare maggiore fuoriuscita di sangue. Fu chiamato un elisoccorso che arrivò giusto qualche minuto dopo. Furono così controllati alcuni suoi valori vitali e dopo essere stato medicato, i soccorritori lo portarono in ospedale.

 

Riuscimmo più tardi a raggiungerlo. Mentre un taxi ci aveva accompagnato fin lì, la paura mi aveva tartassato. Una volta giunti  in ospedale, incontrammo la madre di Mike, mentre il padre non c’era perché impegnato in  una riunione di lavoro. I dottori ci spiegarono che serviva un’urgente trasfusione di sangue 0- , un gruppo sanguigno raro. Ci fu chiesto allora, essendo tutti maggiorenni, di donare il sangue affinché gli potesse essere salvata la vita.

Io sapevo bene di essere 0-, ma ero sicuro che qualcun altro avrebbe donato al posto mio. Avevo una paura terribile di donare: ho paura degli aghi, e questa fobia mi accompagna da sempre, fin da quando ero piccolo. Ogni secondo che passava ero sempre più convinto che avrebbero trovato quel tipo di sangue… non sapevo come, però. Ero molto pensieroso: vedevo la mamma di Mike in lacrime tra le braccia di John. 

D’un tratto iniziarono ad entrare sempre più dottori in quella sala. Solo pochi minuti dopo ci fu comunicato che Mike era morto. Mi sentivo un idiota: per la mia stupida paura avevo fatto morire il mio migliore amico. Non nego che piansi, e per più giorni, perché sapevo in un certo senso, di aver ucciso il mio migliore amico. Mi vergognavo, anche se solo io sapevo di questa cosa… era come se avessi avuto un ombra addosso… l’ombra di Mike. Fu in quel momento che aprii gli occhi e decisi di andare a donare il sangue. Mi organizzai così anche con John e, un martedì mattina, ci dirigemmo in pronto soccorso per donare. Avevo paura, molta paura. Entrammo in una sala, e mentre i dottori si stavano preparando, dalla finestra mi parve di vedere Mike che mi sorrideva. So che me lo sono immaginato per certo… ma ero felice in quel momento e decisi di prendere coraggio. Una volta fatto, andai a mangiare un gelato con John. 

Ho capito così che tutti dovrebbero donare, perché non si sa mai, potrebbe servire ad un amico o anche a noi stessi. In quel momento sapevo che mi sarei portato la sua ombra per sempre, e che me ne sarei dovuto anche vergognare… ma dentro di me sapevo anche che il destino non si cambia e che quella donazione ed anche le future sarebbero state in suo onore. E chi lo sa che magari, un giorno o l’altro, non ci si incontri in un altro mondo…

 

 

 


GLI EROI di Letizia Isabel Cerrato Russo

Ecco il testo della poesia classificatasi al primo posto durante la manifestazione finale del concorso promosso dall'AVIS di Bovino per la promozione della cultura del dono. 




 GLI EROI

di Letizia Isabel Cerrato Russo


Sulla barca in mezzo al mare

       c’è una mano che ci chiama 

       e chiede aiuto!

       Chi è che viene da così lontano?

       C’è Gerome, Jasmine e Nadal…

       e tutti insieme a tanti altri lor fratelli…

       tutti i giorni saran più belli!

       Si naviga la notte, il giorno

       e ancora la notte

       e  il cuore batte sempre più forte!

      Non hanno niente che li guidi,

      che li allontani dal dolore,

      solo la speranza e l’amore

      in un futuro migliore.

      Arriveranno prima  o poi

      nella nuova terra  e saranno eroi.

      In un abbraccio avvolti,

      attorno a loro  saranno molti.

      E questo è un dono proprio buono,

      che riempie il cuore con tanto amore.



LE ORIGINI DEL CONFLITTO RUSSO - UCRAINO di Eleonora Borgia - Francesca Lombardi - Giorgia Mancini

Il conflitto tra guerra e Ucraina non è esploso all'improvviso, ma già dal 2014 nella regione del Donbass la situazione è piuttosto tesa...