martedì 27 ottobre 2026

Se Non Sei Felice Non Sei Mai Stato in Puglia: Viaggio tra gli 800 km di Costa a cura della redazione di Bovino



C'è un celebre detto che recita: "Se non sei felice non sei mai stato in Puglia". Bastano pochi passi lungo il litorale apulo per comprenderne il motivo. La Puglia è una regione straordinaria che offre circa 800 chilometri di costa, caratterizzata da una varietà incredibile: basta spostarsi di appena venti minuti in macchina per trovarsi di fronte a un paesaggio completamente nuovo. Questa eccezionale ricchezza è dovuta anche al fatto che lungo la penisola salentina, precisamente a Santa Maria di Leuca, due mari differenti — l'Adriatico e lo Ionio — si incontrano e si fondono.


 Sabbia o Roccia? Le Due Anime del Mare Pugliese

Come descritto dagli appunti di viaggio sulla regione, la costa pugliese non si limita a un solo tipo di paesaggio, ma si sdoppia in due distinte "anime" geografiche che accontentano ogni tipo di viaggiatore.

La prima è l'anima sabbiosa, definita comunemente come la tipologia delle spiagge "facili". Si tratta di ampi litorali spesso incorniciati alle spalle da alte dune di sabbia e dalla profumata macchia mediterranea. Qui la sabbia varia dalle sfumature del bianco borotalco fino al dorato più caldo, mantenendosi sempre finissima. L'acqua si presenta calda, limpida e trasparente, con tonalità che sfumano dal turchese al verde chiaro. Il mare è solitamente calmo e protetto, con fondali che degradano dolcemente, rendendo queste zone ideali per trascorrere intere giornate di relax tra bagni e giochi.

La seconda è l'anima rocciosa, dove il paesaggio si fa più drammatico e panoramico. La costa si solleva in imponenti falesie bianche di calcare, scogli piatti e calette formate da ciottoli o ghiaia candidissima. Sebbene sia meno comoda per stendere il telo mare, l'acqua rivela subito la sua straordinaria bellezza: il fondale diventa subito profondo e assume una sfumatura blu cobalto intenso. È il regno perfetto per chi ama tuffarsi, fare snorkeling ed esplorare suggestive grotte marine, con pinete e campagne che si spingono fin quasi sul ciglio del mare.

CaratteristicaAnima SabbiosaAnima Rocciosa
PaesaggioAmpie spiagge, dune di sabbia e macchia mediterraneaFalesie calcaree bianche, scogli piatti, calette di ciottoli
Tipo di sabbia/fondoDa bianco borotalco a dorato finissimoCiottoli candidi, ghiaia e scogliere
Caratteristiche dell'acquaCalda, trasparente, sfumature turchese e verde chiaroProfonda, limpida, colore blu cobalto intenso
Attività consigliateRelax, passeggiate e lunghe nuotate in acque basseTuffi, snorkeling ed esplorazione di grotte marine

 I Colori del Giorno: Quando la Luce Trasforma la Costa

Un aspetto affascinante messo in luce dalle fonti riguarda la trasformazione del mare in base alle diverse ore della giornata e all'esposizione geografica.

Nelle prime ore del mattino, l'acqua lungo la costa si presenta immobile e trasparente, simile a una vera e propria tavola di vetro. Proseguendo nella giornata, è la posizione del sole a regalare spettacoli cromatici unici:

  • All'alba sul versante adriatico: i primi raggi del sole tingono di un delicato color rosa le alte falesie calcaree bianche.
  • Al tramonto sul versante ionico: il mare cambia completamente volto, trasformandosi in una distesa di oro fuso sotto la luce serale.

Non solo Bellezza: La Puglia e il Record delle Bandiere Blu 2026

La bellezza delle spiagge pugliesi non è soltanto una questione visiva, ma si fonda su un impegno concreto per la tutela dell'ambiente. Come evidenziano i dati regionali, la Puglia si attesta al secondo posto in Italia per le Bandiere Blu 2026, ben 27 località premiate lungo la costa.

È fondamentale comprendere che il riconoscimento della Bandiera Blu non indica semplicemente un "mare bello", ma certifica un sistema di controlli rigorosi condotti ogni due settimane da aprile a settembre. Tra i parametri analizzati rientrano la qualità dei depuratori, l'efficienza della raccolta differenziata, la gestione degli scarichi e la presenza di servizi adeguati.

> "La Bandiera Blu non è soltanto 'acqua bella'; è un controllo serio che fanno ogni due settimane da aprile a settembre per verificare depuratori, raccolta differenziata e servizi."

I punti di forza del territorio regionale legati alle Bandiere Blu 2026 si articolano in tre aree principali:

  • Il Salento Ionico: Da Porto Cesareo fino a Santa Maria di Leuca, i comuni hanno fatto della pulizia un vero punto d'onore, garantendo acque trasparenti e manutenzione costante.
  • Il Parco Nazionale del Gargano: Caratterizzato da falesie bianche e mare blu profondo, adotta regole di tutela ambientali rigidissime che hanno permesso di premiare anche le spiagge di ciottoli.
  • La Costa Barese: Località simbolo come Polignano a Mare combinano scogliere mozzafiato a una qualità eccellente delle acque.

 Mappa del Tesoro: Le Spiagge Celebri da Nord a Sud

Attraversando la regione da nord a sud, la guida offre un vero e proprio itinerario tra i lidi più famosi delle varie province.

Il Gargano (Foggia)

Nel promontorio del Gargano si incontrano tre perle paesaggistiche:

  • Baia delle Zagare: celebre per la sua sabbia bianca, l'acqua cristallina e due maestosi faraglioni bianchi che emergono dal mare.
  • Spiaggia di Vignanotica: una cala di ciottoli e sabbia protetta da un'alta parete calcarea a picco sull'acqua.
  • Pizzomunno a Vieste: dominata dall'iconico monolite di calcare alto circa 25 metri che svetta sulla spiaggia.

Bari e Polignano a Mare

Scendendo verso il centro della regione si trovano litorali urbani e scorci storici:

  • Lama Monachile (Cala Porto): suggestiva caletta di ciottoli bianchi incastonata tra le scogliere e le case storiche a picco di Polignano a Mare.
  • Pane e Pomodoro: la spiaggia cittadina di Bari, comoda, ben servita e facilmente accessibile a tutti.

Brindisi e l'Alto Salento

Proseguendo verso sud, la costa si fa selvaggia e accogliente:

  • Torre Guaceto: un'Area Marina Protetta caratterizzata da dune sabbiose, macchia incontaminata e fondali ricchi di biodiversità.
  • Torre Canne: distesa sabbiosa particolarmente adatta alle famiglie, famosa anche per le sue sorgenti termali.

Il Salento (Adriatico e Ionio)

Nel cuore del Salento si concentrano alcune tra le spiagge più rinomate d'Italia:

  • Baia dei Turchi (Otranto): sabbia fine circondata da una folta pineta mediterranea e acque turchesi, situata vicino ai Laghi Alimini.
  • Torre dell'Orso: insenatura a mezza luna con sabbia dorata, resa celebre dai faraglioni chiamati "Le Due Sorelle".
  • Punta Prosciutto (Porto Cesareo): nota per le sue imponenti dune di sabbia e per il mare limpido dai bassi fondali.
  • Marina di Pescoluse (Maldive del Salento): caratterizzata da sabbia finissima, fondali bassi ed emersi isolotti naturali.
  • Punta della Suina (Gallipoli): un perfetto equilibrio tra scogliera bassa, pineta ombreggiata e mare trasparente, diviso tra lidi attrezzati e spiagge libere.

 Una Guida per i Giovani Custodi del Mare

Esplorare la costa pugliese significa imparare a conoscere una ricchezza geografica unica. Dalle alte scogliere del Gargano alle dune sabbiose del Salento, la varietà dei 800 km di litorale dimostra quanto la natura sappia sorprendere.

Allo stesso tempo, l'alto numero di Bandiere Blu ci ricorda che mantenere pulito il mare richiede impegno quotidiano: la raccolta differenziata, il rispetto delle riserve naturali e la tutela delle specie marine sono compiti che riguardano ciascuno di noi. La prossima volta che visiterete una spiaggia pugliese, ricordatevi di osservare non solo il colore dell'acqua, ma anche il valore dell'ambiente che vi circonda!



L'Oro Blu del Pianeta: Il Tesoro Invisibile che Scorre dai Nostri Rubinetti di Paolo Cosentino, Giacomo Lombardi, Luca Mastrolonardo, Chiara Fattibene, Vincenzo Cecere



L'acqua è la risorsa più preziosa del nostro pianeta e costituisce la base fondamentale per la vita di ogni essere vivente. Guardando la Terra, si nota immediatamente come l'acqua ricopra gran parte della superficie terrestre; tuttavia, soltanto una piccola percentuale di essa è realmente potabile e disponibile per l'uomo. Elementi naturali come fiumi, laghi, mari e ghiacciai non sono semplici componenti del paesaggio, ma rappresentano veri e propri patrimoni da proteggere per tutelare l'equilibrio del pianeta.

1. Un Pianeta d'Acqua... Ma Quanta Ne Possiamo Bere?

Nonostante la vasta presenza d'acqua sulla superficie della Terra, la quantità di risorsa potabile e direttamente accessibile rimane estremamente ridotta. Come evidenziato nelle analisi sull'ambiente, la scarsità dell'acqua potabile rende questa risorsa un vero e proprio "oro blu".

Fiumi, laghi, mari e ghiacciai costituiscono i pilastri delle riserve idriche terrestri. Garantire la salvaguardia di questi bacini naturali significa proteggere la vita stessa di tutte le specie viventi che ne dipendono quotidianamente.

2. Le Ombre sull'Oro Blu: Inquinamento, Sprechi e Crisi Globale

Negli ultimi anni, l'attenzione verso il tema dell'acqua è diventata sempre più centrale a causa di tre grandi fattori critici che mettono a rischio l'equilibrio ambientale:

  • Inquinamento: il deterioramento della qualità dell'acqua compromette la salute degli ecosistemi.
  • Spreco idrico: l'uso sconsiderato e le dispersioni inutili riducono la disponibilità di risorsa potabile.
  • Cambiamenti climatici: le alterazioni del clima influiscono negativamente sui cicli idrici e sulla disponibilità delle riserve.

Questi fattori generano profonde disuguaglianze a livello globale. In diverse parti del mondo, infatti, milioni di persone non hanno ancora un accesso garantito ad acqua pulita. Al contempo, in altri Paesi si verifica un consumo eccessivo che provoca siccità e carenze idriche diffuse.

Un dato su cui riflettere: Mentre in molte regioni del pianeta milioni di persone non dispongono di acqua pulita, il consumo eccessivo e sconsiderato in altre aree causa gravi fenomeni di siccità e carenza idrica a livello globale.

3. L'Acqua "Invisibile": Cos'è e Come si Calcola l'Impronta Idrica

Oltre all'acqua che vediamo scorrere dal rubinetto, esiste un'enorme quantità di acqua "nascosta" nei prodotti che acquistiamo, nel cibo che mangiamo e nei vestiti che indossiamo. Questa prende il nome di impronta idrica (water footprint) o acqua virtuale.

L'impronta idrica misura il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi lungo tutta la catena produttiva. Comprende l'acqua necessaria per coltivare le materie prime, per i processi industriali di lavorazione e persino per depurare le acque reflue generate dalla produzione.

Per comprendere quanto la nostra spesa quotidiana impatti sulle risorse idriche del pianeta, analizziamo la seguente tabella con alcuni esempi emblematici:

Prodotto o Bene di ConsumoImpronta Idrica StimataCome Viene Utilizzata l'Acqua
1 tazza di caffè~140 litriColtivazione della pianta di caffè, irrigazione, lavorazione e tostatura dei chicchi.
1 mela~125 litriIrrigazione del frutteto e crescita del frutto durante la stagione.
1 maglietta di cotone~2.500 litriColtivazione del cotone, tintura dei tessuti e lavaggi industriali.
1 paio di jeans~8.000 litriProduzione della fibra di cotone, lavorazione del denim e trattamenti di lavaggio.
1 kg di carne bovina~15.000 litriForaggio per l'allevamento, acqua da bere per l'animale e gestione degli impianti.

Diventare consapevoli dell'impronta idrica ci insegna che risparmiare acqua non significa soltanto chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti, ma anche fare scelte di consumo più attente e sostenibili, riducendo gli sprechi alimentari e scegliendo prodotti a basso impatto.


4. Il Viaggio Infinito: Come Funziona il Ciclo dell'Acqua

Per comprendere le ragioni della tutela idrica, occorre esplorare il ciclo dell'acqua, vale a dire il processo naturale attraverso il quale l'acqua si sposta continuamente sulla Terra e nell'atmosfera.

Questo meccanismo naturale di ricircolo si sviluppa attraverso quattro fasi collegate tra loro:

  1. Evaporazione: Grazie al calore del Sole, l'acqua presente in mari, fiumi e laghi evapora e sale nell'atmosfera sotto forma di vapore.
  2. Condensazione: Raggiungendo le quote superiori dell'atmosfera, il vapore acqueo si raffredda e forma le nuvole.
  3. Precipitazioni: L'acqua ritorna successivamente sulla superficie terrestre attraverso la pioggia, la neve o la grandine.
  4. Assorbimento e Ritorno: Una parte dell'acqua precipitata viene assorbita dal terreno, mentre un'altra parte rifluisce nei fiumi e nei mari, consentendo al ciclo di ricominciare da capo.

Questo ciclo continuo è essenziale in quanto permette il rinnovo costante della risorsa idrica sul pianeta.



5. Custodi del Futuro: I Gesti Quotidiani che Fanno la Differenza

Di fronte alle criticità legate all'inquinamento e ai cambiamenti climatici, diventa fondamentale sensibilizzare le persone sull'importanza di utilizzare l'acqua in modo responsabile. La protezione dell'oro blu passa anche attraverso la cura e la responsabilità nelle nostre azioni quotidiane.

Per comprendere l'impatto delle nostre abitudini, la seguente tabella riassume le principali azioni responsabili e i relativi benefici per l'ambiente:

Azione Responsabile

Impatto e Beneficio Ambientale

Chiudere il rubinetto quando non serve

Evita lo spreco diretto di riserva idrica potabile nelle attività quotidiane.

Evitare sprechi inutili

Contribuisce alla salvaguardia delle risorse idriche per il futuro del pianeta.

Ridurre i consumi eccessivi

Previene i rischi di siccità e protegge patrimoni naturali come fiumi, laghi e ghiacciai.

Ogni piccolo gesto quotidiano rappresenta un contributo indispensabile per preservare l'acqua. Proteggere l'oro blu significa garantire la sostenibilità e la vita per le generazioni future.

lunedì 26 ottobre 2026

L'ANIMA DI PIETRA E D'ACQUA: VIAGGIO TRA LE FONTANE STORICHE E LE SORGENTI DI PANNI a cura della redazione di Panni

 Sulle vette dei Monti Dauni, a 811 metri d'altezza, sorge Panni, storicamente celebre come il «Paese delle Fontane». Un'indagine storica e culturale rivela come l'architettura idrica, la maestria degli antichi scalpellini e l'arrivo dell'Acquedotto Pugliese abbiano plasmato l'identità, l'economia e la vita sociale di questo affascinante borgo pugliese, il nostro paese.

Un Borgo Sospeso tra le Nuvole e le Sorgenti dei Monti Dauni

Arroccato a 811 metri di altitudine sulla dorsale dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, il comune di Panni domina con il suo profilo la Valle del Cervaro. Se lo sguardo spazia tra boschi e ripidi rilievi appenninici, è sotto la superficie e lungo gli antichi sentieri che si cela il vero tesoro del paese: un'articolata e ricchissima rete di sorgenti naturali che, per secoli, ha garantito la sopravvivenza di generazioni di abitanti, contadini e pastori.

Questa straordinaria abbondanza idrica ha fatto guadagnare a Panni l'appellativo storico di «Paese delle Fontane». Le fonti d'acqua non rappresentavano soltanto una risorsa naturale inestimabile per l'approvvigionamento domestico e l'agricoltura, ma costituivano vere e proprie infrastrutture civili e sociali. Dalle valli periferiche fino alle piazze del centro storico, le fontane di Panni raccontano il secolare incontro tra l'elemento liquido e la pietra scolpita, testimoniando la transizione da una dura economia rurale d'Appennino alla modernità del Novecento.

Questo prezioso patrimonio è stato recentemente oggetto di una dettagliata riscoperta e valorizzazione promossa dalle ricerche sul territorio curate dagli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado di Panni che hanno potuto riscoprire le tappe storiche e le peculiarità monumentali del circuito idrico cittadino.

Maestri della Pietra: L'Eredità degli Scalpellini Pannesi

Ciò che rende uniche le fontane di Panni è la perfezione architettonica con cui sono state modellate. L'acqua limpida delle sorgenti non sgorga da semplici condotti, ma viene accolta da strutture monumentali realizzate interamente in pietra locale. Questa caratteristica si deve alla rinomata tradizione degli scalpellini di Panni, artigiani e maestri della pietra che per generazioni hanno lavorato finemente i blocchi litici estratti dalle cave del territorio.

Gli scalpellini non si limitavano a costruire vasche e abbeveratoi funzionali. Essi incidevano sulla pietra monogrammi, simboli di protezione apotropaica, marchi di fabbrica delle maestranze e raffinate iscrizioni in latino. Ogni fontana diventava così un'opera d'arte unica, integrata armoniosamente nel paesaggio collinare o nel tessuto urbano. L'uso della calce, dei blocchi disposti "di testa e di taglio" e delle volte a botte garantiva a queste strutture una solidità secolare, capace di resistere alle intemperie e ai sismi dell'Appennino Dauno.










Guida ai Monumenti dell'Acqua: Dalle Fonti Settecentesche ai Fiumi Sotterranei

Il circuito delle fontane storiche di Panni comprende numerose strutture distribuite sia nel centro abitato sia lungo le mulattiere e i sentieri di campagna che scendono verso i boschi. La ricchezza di questo circuito spazia dai monumenti più imponenti fino alle fonti campestri minori, ciascuna con una precisa vocazione funzionale.

Fontana Vecchia: La Culla Settecentesca dell'Acqua Borghigiana

Situata a breve distanza dal centro storico, lungo l'arteria che da essa prende il nome di Via Fontana Vecchia, la Fontana Vecchia è una delle fonti monumentali più antiche di Panni. Nata nel corso del Settecento, venne edificata per garantire l'acqua potabile agli abitanti e abbeverare il bestiame di ritorno dai campi.

Architetturalmente, si presenta con una solida struttura in pietra lavorata a mano, caratterizzata da una volta a botte con un ampio arco frontale. L'acqua sgorga da una cannella principale e viene incanalata verso un muretto di servizio dotato di appositi "posatoi" in pietra, progettati per sostenere i barili che le donne e i giovani utilizzavano per trasportare l'acqua a spalla o sui muli fino alle case. A destra del corpo centrale si sviluppava l'ampio abbeveratoio, a testimonianza della sua duplice funzione civile e zootecnica.

Il Gigante di Sant'Elia e il Lavatoio Comunale

Proseguendo oltre il cimitero cittadino, lungo la storica strada di collegamento verso Bovino, sorge la Fontana di Sant'Elia, considerata la più grande e monumentale dell'intero territorio di Panni. Con documentate origini risalenti a diversi secoli fa, la fontana fu oggetto di un imponente ampliamento tra il 1836 e il 1837, ma documenti d'archivio attestano interventi di restauro già alla fine del XVI secolo, attorno al 1590.

La struttura si distingue per una maestosa facciata quadrata in pietra con cornice superiore e un vano coperto da volte a botte. È dotata di tre cannelle e di un sistema di canalizzazione con foro laterale che convoglia il surplus d'acqua verso un abbeveratoio adiacente e verso il grande Lavatoio Comunale situato dirimpetto, al di là della strada. Il lavatoio, di forma rettangolare, è composto da due vasche intercomunicanti: quella superiore era destinata al risciacquo con acqua pulita, mentre quella inferiore serviva per il lavaggio degli indumenti. Ancora oggi, l'acqua di Sant'Elia è analizzata e potabile, continuando a servire agricoltori e visitatori.

La Fontana Armata e l'Enigma dell'Iscrizione Latina

Incastonata lungo i sentieri rurali e le antiche vie di comunicazione tra Panni e Bovino si trova la Fontana Armata (nota nel dialetto locale anche come Fontana Mata). Questa fonte rivestiva un ruolo strategico fondamentale lungo le rotte dei pastori, dei contadini e dei viandanti che percorrevano la Valle del Cervaro.

Costruita in blocchi litici disposti di testa e di taglio, la fontana include un abbeveratoio in cemento e si distingue per una celebre iscrizione in latino scolpita sulla pietra e ricalcata in vernice:

> «HANC PURAM LYNPHAM HIC DUXIT PER COCCIARDI DIVUS BARTHOLOMA HANC POTANT OMNES AT APRO IN HÆC QUOQUE COCCIARDI LAT V»

La traduzione storica dell'epigrafe recita: «Il divino Bartolomeo condusse qui questa limpida acqua attraverso [la proprietà] dei Cocciardi; tutti la bevono, e persino dal cinghiale in questo medesimo lato dei Cocciardi...». La scritta richiama antichi diritti d'uso delle acque, simboli apotropaici di protezione e miti legati alla fauna selvatica dei Monti Dauni.

Fede e Natura: La Fontana della Madonna del Bosco

Situata lungo il percorso naturalistico che dal paese conduce al celebre Santuario di Maria Santissima Incoronata del Bosco, patrona di Panni, la Fontana della Madonna del Bosco unisce la funzione idrica alla devozione religiosa.

Posta in prossimità del santuario, la fontana presenta un piccolo abbeveratoio e una facciata monumentale al cui centro spicca un bassorilievo raffigurante il volto della Vergine Maria. La storia della fontana è segnata anche da un episodio di cronaca locale: l'originario medaglione mariano venne trafugato in passato e successivamente sostituito con un nuovo volto scolpito finemente da Carlo Croce, uno dei più apprezzati scalpellini pannesi dell'epoca moderna.

Il Mistero dell'Alambicco, la Fontana dei Porci e le Fonti Minori

Tra le sorgenti storiche di Panni figurano strutture dal forte valore etno-antropologico e funzionale:

  • Fontana Alambicco: Prende il nome dal suo singolare sistema di canalizzazione e filtraggio che richiamava la forma della serpentina di un alambicco da distillazione. Oggi la struttura esterna non è più visibile poiché è sprofondata sotto terra a causa di cedimenti naturali del terreno, dando origine a un fiume sotterraneo che attraversa ancora le campagne sottostanti.

  • Fontana dei Porci: Situata lungo il versante rurale compreso nella zona San Pietro-Strada Fontana dei Porci, in prossimità della Strada Provinciale 121 che collega il borgo alla vecchia stazione ferroviaria. Il toponimo testimonia l'uso storico della fonte per l'abbeveraggio dei maiali e degli animali da soma delle famiglie contadine. Di recente, la zona è stata oggetto di importanti interventi di consolidamento e messa in sicurezza idrogeologica promossi dal Comune di Panni.

  • Fontana dei Valli: Caratterizzata da una singola cannella e da un tipico abbeveratoio "terragno" posto a livello del suolo, rinomata per la freschezza e la qualità della sua acqua.

  • Fontana di San Marco: Dotata di un'unica cannella con abbeveratoio per animali e di una grande vasca strutturata in agglomerato cementizio.

  • Fontana Nuova: Situata all'ingresso del paese, nei pressi del distributore di carburante, dotata di tre cannelle, un grande abbeveratoio e un'ampia facciata delimitata ai lati da pilastri in pietra e sormontata da una cornice.

Per offrire una visione d'insieme del ricco patrimonio idrico di Panni, la seguente tabella riassume le caratteristiche salienti, la collocazione e l'epoca di ciascuna fontana monumentale del borgo.

Nome della Fontana

Epoca / Origine

Ubicazione principale

Caratteristiche Architettoniche e Note Storiche

Fontana Vecchia

Secolo XVIII (700)

Via Fontana Vecchia (Centro)

Cannella singola, volta a botte, posatoi per barili e abbeveratoio laterale.

Fontana di Sant'Elia

Secolo XVI - 1836/37

Strada per Bovino (Cimitero)

Monumentale, 3 cannelle, volta a botte, servita da Lavatoio Comunale dirimpetto.

Fontana Mata / Armata

Epoca Antica / Rurale

Strada Panni-Bovino

Iscrizione latina scolpita sul condotto idrico di "Divus Bartholoma".

Madonna del Bosco

Secolo XIX-XX

Presso Santuario Patronale

Bassorilievo mariano scolpito da Carlo Croce dopo il furto dell'originale.

Fontana Alambicco

Secolo XVIII-XIX

Campagne di Panni

Sistema a serpentina; oggi sprofondata nel sottosuolo con fiume ipogeo.

Fontana dei Porci

Tradizione Pastorale

Strada Provinciale 121 / San Pietro

Vasche in pietra rurale per transumanza e bestiame; recente messa in sicurezza.

Fontana dei Valli

Tradizione Rurale

Sentieri periferici

Cannella singola con abbeveratoio terragno e acqua sorgiva limpidissima.

Fontana di San Marco

Epoca Contemporanea

Area campestre

Singola cannella, abbeveratoio e grande vasca in agglomerato cementizio.

Fontana Nuova

Epoca Moderna

Ingresso paese (Distributore)

Tre cannelle, grande abbeveratoio, delimitata da due pilastri e cornice.

Corso Regina Margherita

Inaugurata nel 1949

Piazza di Sotto (Centro)

Simbolo dell'arrivo dell'Acquedotto Pugliese; vasca a spigoli arrotondati.


 Dalla Sete della Storia alla Svolta del 1949: L'Arrivo dell'Acquedotto Pugliese

La presenza di numerose sorgenti non significava che la vita a Panni fosse priva di difficoltà idriche. Prima dell'avvento delle moderne reti di distribuzione, durante i mesi estivi le sorgenti diminuivano la portata e la popolazione — che all'epoca contava tra i 2.000 e i 3.000 abitanti — soffriva di grave scarsità d'acqua.

Nei periodi di siccità, l'acqua potabile doveva essere trasportata ogni giorno da paesi vicini tramite cisterne caricate su carri a trazione animale. Nelle campagne, le famiglie contadine attingevano ai pozzi privati, ma la stagnazione estiva e le precarie condizioni igienico-sanitarie favorivano la contaminazione dei batteri del tifo, malattia infettiva che causò numerosi lutti. In questa situazione di emergenza, la comunità si affidava spesso alla figura del rabdomante, chiamato a individuare con la bacchetta nuove vene d'acqua sotterranee.

Mentre Foggia celebrò la nascita della celebre Fontana del Sele nel marzo del 1924, le condotte dell'Acquedotto Pugliese raggiunsero Panni solo tra il 1930 e il 1949. L'allacciamento rappresentò una rivoluzione epocale: la nuova sorgente garantiva un flusso di 5 litri al secondo, mettendo a disposizione di ciascun cittadino ben 100 litri d'acqua al giorno.

Il grande evento fu sancito nel 1949 con l'inaugurazione della fontana monumentale in Corso Regina Margherita, situata nella storica "Piazza di sotto" accanto alla Chiesa Madre. Realizzata in lastre litiche con rincalzi trapezoidali, la fontana fu festeggiata con un indimenticabile esibizione della banda musicale cittadina. Questa svolta epocale venne documentata anche dal cortometraggio cinematografico dal titolo «Paese senz'acqua», diretto dal regista Giuliano Tomei. Tra gli anni Cinquanta e Settanta, l'acqua potabile fece infine il suo ingresso definitivo nelle case private.


 Il Teatro Sociale dell'Acqua: Amori, Proverbi e Vita Comunitaria

Prima che l'acqua arrivasse nelle abitazioni private con un semplice gesto della mano, le fontane pubbliche rappresentavano il cuore pulsante della vita sociale di Panni. Attorno alle vasche in pietra e ai lavatoi si intrecciavano le giornate dell'intera comunità: le donne lavavano i panni scambiandosi confidenze e pettegolezzi, i contadini facevano sostare le mule e i giovani si incontravano.

Un antico proverbio in dialetto pannese racchiude perfettamente la funzione "sociale" e romantica svolta dalle fonti cittadine:

 «All ‘ acqua all’ acqua, alla Fondana Nov, chi non tjen la zita se la trova»

La fontana non era dunque soltanto un luogo di lavoro e sopravvivenza, ma un vero e proprio palcoscenico per sguardi rubati, corteggiamenti e promesse d'amore. Oltre a dissetare il corpo, l'acqua delle sorgenti di Panni ha dissetato per secoli le relazioni umane, lasciando un'impronta indelebile nella memoria collettiva dei Monti Dauni.




venerdì 23 ottobre 2026

TRA ZUCCHE E MELOGRANI! Uscita didattica presso la Cascina Savino a cura della redazione di Panni

 Lunedì 19 ottobre 2026 noi alunni delle classi 1ªA-2ªA, 1ªC-2ªC-3ªC e 1ªD-2ªD  della Scuola Secondaria di I grado abbiamo vissuto una piacevole giornata all’insegna della natura, della scoperta e della condivisione! Ci siamo recati nella Cascina Savino di Foggia, lungo la strada per Manfredonia, un’oasi di pace e di natura dove agricoltura, innovazione, creatività e sensibilità si mescolano armoniosamente. Il signor Giuseppe Savino ci ha accolti e ci ha raccontato la sua idea di agricoltura alternativa, dove la terra ti accoglie con esperienze sensoriali. Il proprietario si è dimostrato molto accogliente ed empatico: ci ha raccontato la sua storia e la volontà di uomo che desidera essere felice e che vuole rendere felici tutti coloro che decidono di visitare la sua oasi di pace. 


 La cascina è uno spazio organizzato con spazi adatti a tenere esperienze particolari ma autentiche per trovare o ritrovare un contatto con la natura e vivere esperienze nuove.

La cascina in questi giorni è addobbata in maniera molto particolare: le decorazioni sono  ispirate al “Dìa de los Muertos”, una tradizione messicana che celebra la famiglia, i colori, la memoria…

Dopo una breve presentazione il signor Giuseppe ha suonato una campanella e ci ha lasciati entrare nel campo delle zucche, al quale si accedeva attraverso un largo viale circondato da  alti girasoli ormai secchi. 

Siamo giunti in un grande anfiteatro composto completamente da balle di fieno, una sorta di teatro all’aperto, molto suggestivo. In questa zona abbiamo potuto scegliere le nostre zucche, una volta prese ci siamo spostati in una grande serra dove ci siamo accomodati su comode balle di paglia. Dopo un viaggio sensoriale e affettivo, abbiamo disegnato le nostre zucche e poi Giuseppe ci ha insegnato come fare per intagliarle, incidendo la lama nella polpa tenendola inclinata o piatta a seconda dell’incisione che vogliamo realizzare. Successivamente abbiamo preso i semi all’interno delle zucche: da ogni seme piantato nascono due o tre zucche; ogni zucca contiene al suo interno circa trecento semi. Quindi da ogni seme si generano circa mille nuovi semi. Questi semi si possono lavare, asciugare al sole e, una volta secchi, possono essere conservati in vetro per poi essere piantati in primavera. Il seme di zucca cresce molto rapidamente: dopo due o tre giorni già spuntano le prime foglie, l’unica accortezza per farle prosperare è dar loro acqua ogni due giorni.




Subito dopo ci siamo spostati nel campo di melograni. Gli alberelli sono bellissimi e carichi di frutti. Abbiamo assaggiato i dolcissimi arilli, cioè i semi della melagrana. Abbiamo imparato che nel nostro territorio vengono coltivati da oltre 2500 anni! Infatti il territorio è particolarmente adatto a questo tipo di piante. Siamo tornati a casa felici con le nostre zucche e due melograni ciascuno da assaporare con le nostre famiglie.


martedì 20 ottobre 2026

UNA MATTINATA ALL'IPPODROMO DEI SAURI A cura della Classe 2^D - Redazione di Castelluccio dei Sauri

 Giovedì 15 Ottobre 2026 noi alunni delle classi 1^D, 2^D e 3^ D del plesso di Castelluccio dei Sauri ci siamo recati presso l'ippodromo della nostra cittadina per una particolare uscita didattica. 



La nostra classe, la seconda D è stata accompagnata dalle insegnanti Maria Rosaria Scopece e Katia Russo, che hanno condiviso con noi questa mattinata alternativa ed istruttiva. L'ippodromo di Castelluccio si trova a circa 25 km da Foggia e l'impianto copre una superficie complessiva di 360.000 kmq, di questi circa 58.000 mq sono destinati al pubblico, mentre 80.000 sono occupati dalle scuderie, la restante superficie ha utilizzi differenti. 



 Una volta arrivati siamo stati accolti dalla signora Nicole, una lavorante dell'ippodromo, che ci ha illustrato brevemente ciò che avremmo visto e le attività che avremmo svolto durante la mattinata. La nostra guida ci ha accompagnato verso la pista in cui i cavalli gareggiano. Ci ha spiegato che questa è lunga circa 1.000 metri. La nostra accompagnatrice ci ha edotti sul fatto che il terreno della pista è formato da ghiaia di fiume e che non si può utilizzare la sabbia di mare poiché tende ad appiattirsi e diventa scomoda per i cavalli. Quello di Castelluccio è un ippodromo dove si corrono gare di trotto, per il galoppo si usano invece piste con manto erboso  Quindi abbiamo visitato le scuderie dove abbiamo visto magnifici esemplari di cavalli. I cavalli sono animali empatici, che riescono a comprendere gli stati d'animo delle persone e, secondo la signora Daniela, si appoggiano con la testa sulle spalle delle persone per consolarle, se si rendono conto che queste sono tristi. Amano molto i bambini e sono adatti per attività ludiche e terapeutiche  per grandi e piccini.



le nostre guide ci hanno anche illustrato una problematica importante nel mondo delle corse: il doping. Infatti alcuni cavalli possono essere dopati, cioè drogati per far sì che corrano più velocemente. Purtroppo questo genere di illeciti accadono spesso, per questo prima di ogni gara alcuni cavalli vengono controllati da un veterinario che effettua un prelievo del sangue e delle urine; nel caso risultassero positivi agli esami antidoping, non potranno gareggiare.



Ogni cavallo ha bisogno di  ferri per proteggere gli zoccoli: il maniscalco ci ha insegnato che ogni cavallo ha caratteristiche differenti e per questo ha bisogno di protezioni  diverse. Queste possono essere di gomma, di ferro o di legno a seconda delle necessità. I cavalli da trotto devono essere ferrati perché durante le attività di gara lo zoccolo naturale si usura o si danneggia e potrebbe provocare ferite alle zampe.

Dopo queste attività abbiamo fatto merenda e abbiamo ballato per concludere una mattinata alternativa e divertente.



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