martedì 20 ottobre 2026

UNA MATTINATA ALL'IPPODROMO DEI SAURI A cura della Classe 2^D - Redazione di Castelluccio dei Sauri

 Giovedì 15 Ottobre 2026 noi alunni delle classi 1^D, 2^D e 3^ D del plesso di Castelluccio dei Sauri ci siamo recati presso l'ippodromo della nostra cittadina per una particolare uscita didattica. 



La nostra classe, la seconda D è stata accompagnata dalle insegnanti Maria Rosaria Scopece e Katia Russo, che hanno condiviso con noi questa mattinata alternativa ed istruttiva. L'ippodromo di Castelluccio si trova a circa 25 km da Foggia e l'impianto copre una superficie complessiva di 360.000 kmq, di questi circa 58.000 mq sono destinati al pubblico, mentre 80.000 sono occupati dalle scuderie, la restante superficie ha utilizzi differenti. 



 Una volta arrivati siamo stati accolti dalla signora Nicole, una lavorante dell'ippodromo, che ci ha illustrato brevemente ciò che avremmo visto e le attività che avremmo svolto durante la mattinata. La nostra guida ci ha accompagnato verso la pista in cui i cavalli gareggiano. Ci ha spiegato che questa è lunga circa 1.000 metri. La nostra accompagnatrice ci ha edotti sul fatto che il terreno della pista è formato da ghiaia di fiume e che non si può utilizzare la sabbia di mare poiché tende ad appiattirsi e diventa scomoda per i cavalli. Quello di Castelluccio è un ippodromo dove si corrono gare di trotto, per il galoppo si usano invece piste con manto erboso  Quindi abbiamo visitato le scuderie dove abbiamo visto magnifici esemplari di cavalli. I cavalli sono animali empatici, che riescono a comprendere gli stati d'animo delle persone e, secondo la signora Daniela, si appoggiano con la testa sulle spalle delle persone per consolarle, se si rendono conto che queste sono tristi. Amano molto i bambini e sono adatti per attività ludiche e terapeutiche  per grandi e piccini.



le nostre guide ci hanno anche illustrato una problematica importante nel mondo delle corse: il doping. Infatti alcuni cavalli possono essere dopati, cioè drogati per far sì che corrano più velocemente. Purtroppo questo genere di illeciti accadono spesso, per questo prima di ogni gara alcuni cavalli vengono controllati da un veterinario che effettua un prelievo del sangue e delle urine; nel caso risultassero positivi agli esami antidoping, non potranno gareggiare.



Ogni cavallo ha bisogno di  ferri per proteggere gli zoccoli: il maniscalco ci ha insegnato che ogni cavallo ha caratteristiche differenti e per questo ha bisogno di protezioni  diverse. Queste possono essere di gomma, di ferro o di legno a seconda delle necessità. I cavalli da trotto devono essere ferrati perché durante le attività di gara lo zoccolo naturale si usura o si danneggia e potrebbe provocare ferite alle zampe.

Dopo queste attività abbiamo fatto merenda e abbiamo ballato per concludere una mattinata alternativa e divertente.



sabato 17 ottobre 2026

Inferno, pixel e fantasia: la nostra Commedia diventa Dante 2.0! DANTE A FUMETTI classe 3 D Castelluccio dei Sauri




 Inferno, pixel e fantasia: la nostra Commedia diventa Dante 2.0!


Chi ha detto che la
Divina Commedia appartiene solo ai libri di scuola polverosi? Un gruppo di studenti ha deciso di far compiere a Dante Alighieri un viaggio del tutto nuovo, trasformando il suo capolavoro in due fumetti paralleli: uno fedele alla tradizione e uno totalmente contemporaneo. Quest'anno nelle ore di italiano, noi alunni della classe 2 D di Castelluccio dei Sauri, ci siamo messi alla prova con un compagno di viaggio davvero speciale (e un po' severo): Dante Alighieri. All'inizio, lo ammettiamo, la Divina Commedia ci sembrava un labirinto di parole difficili e rime misteriose. Ma la nostra professoressa, Teresa Basilico, ha avuto un’idea geniale per farcelo diventare simpatico: dividerci in gruppi e trasformare i canti dell'Inferno in fumetti!
Ci siamo divisi i compiti: c'era chi scriveva le sceneggiature (i "dialoghisti"), chi disegnava a matita e chi colorava. Lavorando insieme sono nate
 due versioni completamente diverse dello stesso viaggio, che abbiamo deciso di raccontarvi. 


🚀 Il progetto "Dante 2.0" (La versione contemporanea!)
Alcuni gruppi hanno voluto esagerare con l'immaginazione e hanno catapultato il povero Dante nel futuro. Nel nostro fumetto Dante 2.0, la selva oscura è diventata una gigantesca foresta contemporanea di app in cui smarrirsi o perdersi.
Dante non indossa la solita tunica rossa, ma jeans larghi da rapper con tanto di capellino (con stampa a forma di alloro), e Virgilio  ha l'aspetto di un giovane amante della musica con tanto di cuffie! Le tre fiere? Trasformate in sigarette, alcool e droga mentre la selva oscura diventa una discoteca indemoniata che pullulava di anime di dannati. Ai vari gironi infernali si accedeva tramite una  serie di porte selva di programmi e applicazioni informatiche  che bloccano il sistema operativo del suo computer di bordo. Caronte non guida una barca, ma una navetta spaziale super veloce. sulla sua testa un copricapo da vichingo . È stato divertentissimo inventare battute moderne e inserire slang giovanili nei balloon, mantenendo però la trama del viaggio!






📜 Il progetto "Fedeli all'Originale" (Il classico che non muore mai)
Il Dante Classico: mantello rosso e pennino Nella versione classica, le vignette ci riportano direttamente nel 1300. Tra le selve oscure e i cerchi dell'Inferno, i disegni rispettano ogni dettaglio storico: dalle tuniche d'epoca alle architetture medievali. La lingua utilizzata nei fumetti rispecchia le terzine originali, offrendo una lettura suggestiva che sembra un'opera d'arte d'altri tempi. È la scelta perfetta per chi vuole vivere il viaggio originale passo dopo passo. Un altro gruppo, invece, ha preferito fare un vero e proprio salto nel passato, nel 1300. Abbiamo cercato di rispettare ogni minimo dettaglio descritto da Dante. 
La sfida più grande qui è stata "tradurre" i versi originali in dialoghi da fumetto che fossero facili da capire per tutti, ma senza rovinare la poesia. Incontrare Paolo e Francesca o il Conte Ugolino attraverso i nostri disegni ci ha fatto capire quanto queste storie, anche se vecchie di secoli, parlino di sentimenti verissimi che proviamo ancora oggi.











venerdì 18 settembre 2026

LA RIDUZIONE DEI GHIACCIAI ALPINI di Giacomo Lombardi





 I ghiacciai montani sono enormi strati di ghiaccio che si trovano nelle zone più elevate delle montagne. Raccolgono grandi quantità di acqua dolce, che nelle stagioni più calde torna allo stato liquido per alimentare fiumi e laghi. In passato, i ghiacciai allora molto più estesi rispetto ad oggi, hanno scavato valli a «u» e hanno arrotondato le cime dei monti. Il loro lavoro di modellazione continua ancora oggi, nonostante il progressivo ritiro causato dal riscaldamento globale e dalla riduzione di precipitazioni nevose.  Dati riportano che dal 1994 ad oggi si sono persi circa 400 miliardi di tonnellate di ghiaccio a causa dello scioglimento dei ghiacciai montani. Sebbene le cause del declino dei ghiacciai alpini siano ormai chiare, la vera sfida si sposta ora sul fronte del contrasto e della preservazione di queste preziose riserve d'acqua dolce. Tra le strategie più immediate e visibili spiccano i tentativi di protezione diretta del manto nevoso: ne è un esempio il monte Titlis, dove imponenti coperte geotessili, lunghe 100mila metri quadrati vengono stese per riflettere i raggi solari e rallentare la fusione estiva. Questa tecnica seppure possa sembrare strana è usata da anni per proteggere altri ghiacciai come il Presena, tra la val Camonica e la val di sole.



Un altro metodo alternativo è quello della stupa di ghiaccio, cioè una sorta di torre o piramide di ghiaccio artificiali nelle comunità montane, da riutilizzare come riserva d'acqua durante i periodi di siccità estivi.



Si stima che entro la metà del secolo quasi tutti i ghiacciai sotto ai 3500 metri potrebbero essersi sciolti, con conseguente perdita di risorse idriche per l’acqua potabile, l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica. dalle coperture artificiali ad alta quota alle politiche di riduzione delle emissioni: la strada per salvare i giganti bianchi è complessa e viaggia su due binari. proteggere le nostre vette non è solo una sfida tecnologica, ma una responsabilità climatica non più rimandabile. Per salvare i ghiacciai a livello globale occorrerebbero azioni mirate e congiunte in tutto il pianeta: cominciare col ridurre le emissioni dei dannosi gas serra per fermare il fenomeno del riscaldamento globale. Questo è possibile soltanto tagliando i combustibili fossili e le emissioni di carbonio. Azioni concrete come diminuire i viaggi in aereo, ridurre i consumi energetici superflui e adottare stili di vita sostenibili, potrebbero certamente aiutare.



martedì 8 settembre 2026

I MIGRANTI AMIBIENTALI di Francesca Sciaraffa





 CHI SONO I MIGRANTI AMIBIENTALI?

Tra gli effetti della crisi climatica ci sono le persone costrette a lasciare la propria casa o il proprio Paese a causa di drastici cambiamenti ambientali, che compromettono la loro capacità di vivere in quel luogo.                               


CHE PROPORZIONI HA IL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI AMBIENTALI?


Secondo l’ONU, degli  80 milioni di profughi nel mondo circa 25 milioni sono migranti climatici, ossia persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra a causa di eventi metereologici estremi, come uragani, alluvioni o di situazioni che rendono impossibile la vita quali la desertificazione, la siccità o l’aumento del livello del mare e oceani. La Banca Mondiale ha inoltre stimato che entro il 2050, senza azioni concrete che rallentino il riscaldamento climatico, potrebbero esserci fino a 143 milioni di migranti climatici, principalmente concentrati in tre aree della fascia tropicale: l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e l’America Latina. 

QUALI CONSEGUENZE HA L’AUMENTO DEL LIVELLO DEI MARI? 

Il riscaldamento climatico causa la fusione dei ghiacci polari, che a sua volta provoca l’innalzamento del livello degli oceani. Molte isole e regioni costiere subiscono cosi mareggiate e inondazioni spesso devastanti, che costringono intere comunità a spostarsi altrove, Tra le regioni più esposte ci sono diversi arcipelaghi del Pacifico, alcune fasce costiere della Cina e del Sud -Est asiatico, dove fra l’altro si trovano alcune delle città più grandi del Pianeta, come shanghai in Cina e Giacarta in Indonesia. Sono interessate da questo problema anche le isole più basse e le regioni dei delta fluviali, soprattutto quelle del Bangladesh e dell’India.




                                    

QUANTO INCIDE LA DESERTIFICAZIONE SULLE MIGRAZIONI?

In alcune aree del mondo le precipitazioni diminuiscono sempre di più. Nella regione del Sahel si è assistito a un calo di circa il 30% negli ultimi 40 anni: il clima diventa più caldo e secco e il deserto avanza alla velocità di circa un chilometro all’anno. La siccità inaridisce il suolo rendendolo inutilizzabile per l’agricoltura il fenomeno della desertificazione che distrugge campi, villaggi e oasi. La siccità porta con sé carestia e fame che a loro volta provocano una forte migrazione dai paesi colpiti verso le coste del Mediterraneo e dell’Europa. 

Desertificazione e siccità rendono molte aree ostili alla vita umana -  Openpolis 

INFINE...

Queste persone giuridicamente sono completamente invisibili davanti alla legge, poiché nel diritto internazionale non si parla mai di rifugiato climatico. Infatti la Convenzione di Ginevra del 1951, sancisce i diritti dei rifugiati e i doveri degli Stati ospitanti. Purtroppo essa protegge solo i rifugiati di guerra   o i perseguitati, ma non si parla di migranti ambientali, che pertanto restano senza una tutela specifica globale.        




giovedì 4 giugno 2026

IL COMMERCIO DI COLTAN di Francesca Landini

 PERCHE' IL COLTAN E' COSI' IMPORTANTE?

Il coltan è un minerale composto da columbite e tantalite e si presenta sotto forma di rocce friabili di colore scuro. Dal coltan si ricava il tantalio, un metallo utilizzato per produrre condensatori di piccolissime dimensioni che si trovano in cellulari, tablet, computer, console, macchine fotografiche , telecamere e automobili. Inoltre, viene usato anche nei chip degli apparecchi hi-tech per diminuire il consumo di corrente elettrica e allungare la durata delle batterie. Per questo motivo ha un’enorme importanza economica , perché è usato abbondantemente  dalle grandi aziende di tecnologia e anche dalle industrie aereospaziali e degli armamenti di Europa, Stati Uniti e Asia.




DA DOVE VIENE IL COLTAN?

Il coltan è molto raro, quasi impossibile da trovare e se si trova è presente solo in determinati Paesi: l’80% viene estratto nella Repubblica del Congo. La zona più ricca di risorse è la regione del Kivu, a est, molto distante dalla Capitale Kinshasa e isolata. La Repubblica Democratica del Congo è grande otto volte l’Italia affronta un’assurdità cioè quella di essere uno dei Paesi più ricchi del mondo per le sue risorse minerarie e geologiche, ma anche uno dei più poveri per le condizioni di vita della popolazione. Il coltan, per esempio, arricchisce le multinazionali straniere e le bande armate locali che gestiscono le miniere e le bande armate locali. 

QUALI SONO I COSTI UMANI DEL COLTAN ?

Per prelevare il coltan uomini, donne e anche bambini lavorano dall’alba fino al tramonto per pochi dollari e vivono in condizioni pessime e di estrema povertà, senza servizi igienici e alcuna assistenza medica. Sono alla mercé delle bande armate che controllano il business del coltan.

Questi “signori di guerra” sono diventati principali destinatori delle multinazionali: si arricchiscono sfruttando la vita di minatori e si fanno la guerra tra loro per assicurarsi la gestione e il controllo delle miniere, usando migliaia di bambini come combattenti.

Inoltre il controllo delle miniere è spesso al centro di gravi tensioni o conflitti armati. Molto spesso il commercio illegale del coltan serve proprio ad alimentare e finanziare gruppi paramilitari e milizie locali.


Altra problematica non meno importante sono proprio i costi umani legati all'estrazione di questo minerale radioattivo. Recentemente Medici senza Frontiere ha nesso in risalto diversi aspetti negativi legati all'estrazione. Molti uomini arrivano a morire di fatica o soffrono di malattie che l'estrazione di tale minerale comporta: aumento del rischio di cancro, problemi di compromissione del cuore, cervello, vasi sanguigni e cute. Oltre a ciò sopravvengono malattie a carico dell'apparato linfatico, delle cellule ematiche e dell'apparato digerente, senza contare i difetti genetici nella prole.


IL RICICLO POTREBBE ESSERE UNA SOLUZIONE?

L’estrazione del coltan provoca la devastazione dell’ambiente , la deforestazione e la perdita del loro habitat per scimpanzé e gorilla.

Per ostacolare questi fenomeni, il Jane Goodall Institute ha emanato una campagna: riciclando questo minerale prezioso si può salvare un bambino, uno scimpanzé, un albero. Per partecipare basta portare i dispositivi elettronici che non utilizzano più, anche rotti, nei centri di raccolta, che li inviano a ditte internazionali certificate per l’eliminazione e il recupero di metalli. Dagli apparecchi vengono recuperati minerali come il tantalio, che può essere riutilizzato diminuendo così i ritmi di estrazione delle miniere.

Un'altra soluzione è acquistare telefoni che non contengono Coltan, sono poche ma ci sono!






        

ACQUA POTABILE NEL DESERTO: I MAXI IMPIANTI IDRICI DELLA PENISOLA ARABICA di Francesca Landini


 Dall’acqua potabile per le grandi città alla neve per i Giochi Invernali a Trojena, fino alle piste sciistiche in pieno deserto a Dubai, i Paesi del golfo Persico crescono e provano a sfidare le siccità investendo in dighe, impianti per la desalinizzazione e altre maxi infrastrutture.

Nel mondo oggi esistono circa 16.000 impianti di desalinizzazione attivi, un’importante infrastruttura idrica al servizio della popolazione. La maggior parte dei 177 impianti per la desalinizzazione dell'acqua marina attivi nel mondo, si trova nei Paesi del Medio Oriente (Emirati Arabi, Oman; Arabia Saudita), ma ve ne sono anche in Spagna, in Italia (soprattutto nelle isole come l'Isola d'Elba), in Australia e nelle Americhe. Grazie a tali impianti, ogni giorno vengono generati oltre 95 milioni di metri cubi di acqua dolce.


È affascinante vedere come un'intuizione nata più di duemila anni fa con Aristotele e coltivata dal genio di Leonardo da Vinci sia diventata oggi una colonna portante della sopravvivenza e dell'economia globale.

La desalinizzazione oggi non è più una tecnologia di nicchia, ma una vera e propria infrastruttura strategica per contrastare la crisi idrica mondiale.

Per approfondire e comprendere meglio come funzionano e dove si collocano questi giganti della tecnologia idrica, possiamo analizzare i punti chiave del fenomeno. 

Le Tecnologie Dietro il Miracolo dell'Acqua Dolce.

Sebbene il principio base ricordi la distillazione osservata da Aristotele, gli impianti moderni come quelli di Jebel Ali o Shoaiba III utilizzano principalmente due macro-tecnologie per separare il sale dall'acqua su scala industriale:

-Desalinizzazione Termica (MSF / MED): Sfrutta il calore per far evaporare l'acqua di mare e poi condensarla, lasciando i sali sul fondo.

 È storicamente diffusa nei paesi del Golfo Persico (come l'impianto di Jebel Ali) perché spesso integrata con le centrali termoelettriche che forniscono calore a basso costo.

-Osmosi Inversa (RO - Reverse Osmosis): È la tecnologia oggi più diffusa e in forte crescita. Consiste nello spingere l'acqua di mare ad altissima pressione attraverso membrane semipermeabili che trattengono il sale e lasciano passare solo l'acqua dolce.

 Consuma meno energia rispetto ai processi termici.

I Numeri della Desalinizzazione nel Mondo dati mostrano un'infrastruttura globale monumentale, guidata principalmente dalle nazioni desertiche ma in rapida espansione anche in Occidente a causa dei cambiamenti climatici:

Nonostante la desalinizzazione sia una soluzione salvavita, il settore sta affrontando importanti evoluzioni per mitigare due grandi sfide ambientali:

1) Il consumo energetico: Alimentare le pompe ad alta pressione o i sistemi termici richiede molta energia. Per questo motivo, i nuovi impianti vengono sempre più spesso progettati per essere alimentati da fonti energetiche rinnovabili (come grandi parchi solari fotovoltaici).

2) La salamoia (Brine): Il processo di scarto produce un'acqua ad altissima concentrazione di sale. Le moderne tecnologie di scarico utilizzano diffusori subacquei per disperderla rapidamente nelle correnti marine, evitando danni agli ecosistemi locali, oppure estraggono dalla salamoia minerali utili per l'industria chimica (approccio Zero Liquid Discharge).


mercoledì 3 giugno 2026

ITALIA: UNO SPLENDIDO STIVALE INGABBIATO IN UN MARE DI PLASTICA di Luca MastrolonardoL'

La penisola italiana possiede quasi ottomila km di coste. Per la loro lunghezza ed esposizione le nostre coste disegnano un paesaggio diversificato e spesso bellissimo, purtroppo però sono anche estremamente soggette all'inquinamento da plastica. Su ogni chilometro di costa sabbiosa si trovano circa 5 kg di rifiuti.

Tra i mari italiani il più inquinato è il mar Adriatico a causa della sua conformazione chiusa e dei numerosi fiumi che vi sfociano. Esso soffre inoltre di un'elevata pressione antropica dovute alla pesca intensiva, ad attività turistiche, alla presenza di porti commerciali e agli scarichi fluviali. 





L'Italia è anche il maggior produttore di materiali plastici di tutto il bacino del Mediterraneo ed il secondo per quantità di plastica nei mari. Una volta finita in acqua, la plastica rimane in superficie e si sposta, trasportata dai venti e dalle correnti fino a raggiungere le coste. E' importante pertanto raccogliere e riciclare correttamente la plastica, al fine di evitare che questa finisca in mare.  Secondo il rapporto del WWF "Fermiamo l'inquinamento da plastica", riguardo ai dati del 2022,  il riciclo in Italia ha evitato che ben 750.000 tonnellate di CO2 venissero rilasciate nell'atmosfera. 

Oggi l'inquinamento da plastica rappresenta oltre l'80% dei rifiuti che si trovano lungo le nostre coste, è stata calcolata dagli esperti una media di 780 rifiuti ogni 100 metri! I rifiuti più comuni che possiamo trovare sulle nostre spiagge sono soprattutto mozziconi di sigaretta, bastoncini per la pulizia delle orecchie, frammenti di plastica di vario genere, tappi e coperchi, polistirolo e oggetti legati alla pesca. Questi oggetti arrivano sulle nostre spiagge soprattutto a causa dei rifiuti domestici o industriali  abbandonati, che finiscono nei fiumi e quindi in mare o a causa dell'alta densità antropica nei mesi estivi che accelera l'uso e l'abbandono di prodotti usa e getta. L'impatto sull'ambiente non è solo estetico: i frammenti di plastica più piccoli, spesso invisibili ad occhio nudo, possono essere ingeriti dalla fauna marina, con ripercussioni anche sulla salute umana.



UNA MATTINATA ALL'IPPODROMO DEI SAURI A cura della Classe 2^D - Redazione di Castelluccio dei Sauri

  Giovedì 15 Ottobre 2026 noi alunni delle classi 1^D, 2^D e 3^ D del plesso di Castelluccio dei Sauri ci siamo recati presso l'ippodrom...