mercoledì 20 maggio 2026

UN MARE DI PLASTICA O UN MARE DI VITA? di Chiara Fattibene, Giacomo Lombardi e Luca Mastrolonardo




 L’Italia si protende nel mar Mediterraneo e lo divide in due bacini : occidentale e orientale,

separati dal canale di Sicilia.

 Uno dei problemi che si stanno manifestando nel mare nostrum è quello del progressivo aumento della temperatura dell’acqua causato dal surriscaldamento globale.

La situazione divenuta molto evidente dagli anni 2000, ha conosciuto un picco tra il 2022  il 2023. Gli scienziati hanno verificato che il surriscaldamento del Mediterraneo sta avendo gravi conseguenze : il riscaldamento dell’acqua ha alterato il clima aumentando la frequenza degli eventi atmosferici estremi. Gli ecosistemi marini sono stressati dal rialzo delle temperature: alcune categorie di invertebrati sono importanti per mantenere in equilibrio gli ecosistemi marini. L’aumento della temperatura dell’acqua ha favorito l’ingresso nel Mediterraneo di numerose specie di pesci tropicali, arrivati tramite il canale di Suez. Le nuove specie possono interferire con quelle autoctone, contribuendo a sconvolgere l’ecosistema.




Tra i vari tipi dii inquinamento che interessano il Mar Mediterraneo quello più evidente è quello della plastica. Insieme all’Egitto e alla Turchia, l’Italia è il è il paese che maggiormente contribuisce a questo tipo di inquinamento nel Mar Mediterraneo. Si tratta di un problema molto grave, perché la plastica non è biodegradabile e occorrono quindi i tempi lunghissimi affinché si decomponga completamente. Inoltre le microplastiche danneggiano gravemente gli ecosistemi marini: possono essere infatti ingerite dai da vari animali portandoli alla morte. Non sono solo i mari tropicali a essere ricchi di forme di vita: tra vertebrati e invertebrati.  il Mar Mediterraneo conta più di 5.000 specie. Tra questi la balenottera comune, un cetaceo con una lunghezza che può arrivare a 22 metri e un peso di 70 tonnellate. E' il più grande animale che vive nel Mar Mediterraneo. Molto spesso si può avvistare nel Mar Ligure.

Un altro abitante del Mediterraneo è la rana pescatrice, conosciuta anche come coda di rospo, è un  pesce appartenente alla famiglia Lophiidae.

Nei nostri mari vive anche il pesce spada Si tratta di una specie cosmopolita, di grande importanza per la pesca commerciale.

La Caravella Portoghese è un invertebrato marino molto simile a una medusa ma in realtà e una colonia galleggiante dei polpi. Si tratta di una specie molto pericolosa, perché i suoi tentacoli sono pieni di cellule urticanti.

Il granchio blu è una specie aliena originaria delle coste blu atlantiche dell’America. Si nutre di cozze e vongole.

La foca monaca è l’unica specie di foca presente nel Mediterraneo, ne sopravvivono poche soprattutto nel Mar Egeo.

Infine troviamo il pesce scorpione che è molto bello ma potenzialmente pericoloso, in quanto dotato di aculei in grado di infliggere punture molto dolorose.





L’ACQUA UNA RISORSA VITALE di Francesca Landini



UN TERZO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE E’ SENZ’ACQUA

Secondo le stime degli esperti, nel mondo circa 2,2  miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Nonostante i progressi della scienza e della tecnica, circa una persona su quattro non possiede forniture idriche sicure e almeno una persona su tre non può utilizzare né disporre di servizi igienici adeguati. Questo significa che almeno un terzo della popolazione mondiale non riesce a procurarsi con facilità e continuità l’acqua che gli serve per bere, lavarsi, cucinare e svolgere normali attività quotidiane. Inoltre, nelle aree del mondo in cui l’acqua è scarsa e poco accessibile anche le normali attività produttive diventano difficili. Senza acqua, per esempio, irrigare i campi e produrre cibo diventa quasi impossibile e così allevare animali e produrre energia. Anche frequentare la scuola senza avere disponibilità d’acqua è molto complicato:  se si pensa a come sarebbero le nostre giornate senza poter bere o andare in bagno. Eppure, nel mondo una scuola su quattro non ha né acqua né servizi igienici da offrire ai propri studenti.



LA DIFFERENZA FRA I PAESI RICCHI E I PAESI POVERI 

Nella parte ricca del mondo avere accesso all’acqua potabile è molto facile: basta aprire il rubinetto e si ha a disposizione tutta l’acqua che occorre. Ma in alcune aree del Pianeta l’acqua è scarsa oppure non esistono reti idriche adeguate. Per esempio, in molti Paesi dell’ Africa, donne e bambini devono percorrere ogni giorno lunghi tratti a piedi per riempire taniche e bottiglie da pozzi, cisterne e corsi d’acqua: si tratta di viaggi pericolosi  e a volte estenuanti che costano tempo e fatica. In altre zone del mondo , come alcuni villaggi dell’Afghanistan o nei campi profughi del Medio Oriente, l’acqua arriva in maniera irregolare solo grazie a cisterne e autobotti portate dalle organizzazioni umanitarie.





PERCHE’ L’ACQUA MANCA

Negli ultimi anni, la crisi idrica mondiale è stata aggravata dai cambiamenti climatici che hanno reso questa situazione ancora più grave: in alcune aree del Pianeta la temperatura in aumento ha reso le piogge sempre più scarse prolungando i periodi di siccità. Molti laghi e fiumi hanno perso buona parte della loro portata, arrivando nei casi peggiori a prosciugarsi a sono aumentate le aree del Pianeta conquistate del deserto (è il cosiddetto processo di desertificazione). La siccità causata dai cambiamenti climatici non riguarda soltanto aree che tradizionalmente soffrono per l’assenza di piogge (come il Sahel o il Corno d’Africa), ma ha cominciato a colpire anche regioni tradizionalmente ricche di acqua, come per esempio la nostra Pianura Padana.


LA MINACCIA DELL’INQUINAMENTO 

Oltre a gestire meglio il consumo idrico è necessario contrastare urgentemente anche il problema dell’inquinamento, che spesso rende le fonti d’acqua inutilizzabili. In molte aree del mondo, per esempio, gli scarichi fognari delle città vengono sversati direttamente nei fiumi senza preoccuparsi dei gravi danni che questo provoca agli ecosistemi. Ma a essere danneggiata da questi comportamenti è anche la salute umana perché quelle stesse acque vengono poi utilizzate per bere , lavarsi o irrigare i campi. Le malattie legate alla scarsità d’acqua sono, infatti, le maggiori responsabili della mortalità dei bambini sotto i 5 anni.

L’IMPEGNO DELL’ONU 

Per sottolineare l’esigenza di provvedimenti su questo tema, l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha nominato il periodo 2018-2028 il Decennio di azione sull’acqua. Il suo scopo fondamentale è quello di aumentare gli sforzi per affrontare le sfide dei prossimi anni, legate alla gestione delle risorse idriche del Pianeta. Per far fronte a tali disuguaglianze l’Onu ha fissato il goal 6 nell’Agenda 2030, volto a garantire la preziosa risorsa a tutti gli abitanti della Terra.  Per conservare e ripristinare il ciclo dell’acqua si può cercare di sfruttare o limitare i processi naturali: in questa direzione si piantano alberi per ricostruire le foreste, si ripristinano le zone umide, si cerca di consumare meno acqua nell’irrigazione dei campi , negli usi industriali e nei consumi domestici e di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Per migliorare la qualità dell’acqua, invece, le strategie sono diverse: ridurre al minimo il rilascio di sostanze chimiche, materiali pericolosi e agenti inquinanti in corso d’acqua, laghi e mari, eliminare le acque di scarico non trattate , aumentando riciclaggio e riutilizzo, ridurre notevolmente la produzione di rifiuti.



                                   


giovedì 14 maggio 2026

LE STORICHE FONTANE BORBONICHE a cura della redazione

 LE FONTANE DEL RE

Nella sua storia la città di Bovino, il paese in cui viviamo, è sempre stata un punto di sosta importante sulla “Strada regia delle Puglie”. Oggi questa antica strada è diventata la s.s. 90, ma era nata per collegare Napoli, Foggia e Bari, passando attraverso l’Irpinia, in un percorso lungo ben 430 Km! Tale strada venne voluta fortemente nel ‘500 da Filippo II d’Asburgo e venne ristrutturata da Carlo III di Borbone che fece costruire lungo il percorso almeno tredici fontane monumentali, undici delle quali  tuttora visibili, chiamate “fontane del re”, utili per abbeverare i cavalli e per rifocillare i viaggiatori lungo il tragitto. Ognuna di queste fontane portava lo stemma del casato dei Borbone.  La prima di queste fontane si trova prima di raggiungere Avellino, l’ultima, proprio a Bovino.

La prima delle fontane regie si trova a Monteforte Irpino, dove il re amava sostare durante le battute di caccia: La fontana è nota proprio come fontana di Carlo III.


Ad Avellino si trova invece la fontana di Bellerofonte, opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago in sostituzione di una fontana più grossolana presente in precedenza e purtroppo danneggiata e saccheggiata nel post-terremoto del 1980 Quest’opera andò a sostituire un antico abbeveratoio piuttosto spartano. Deve il suo nome ad una scultura monumentale che era posta alla sua sommità che raffigurava Bellerofonte nell’atto di infliggere il colpo di grazia a Chimera. Nel 1983 l’opera è andata perduta a causa dello sciacallaggio avvenuto in seguito al terremoto. Scomparse anche alcune delle altre statue che ne decoravano le nicchie.


 


A Mirabella Eclano si trova la terza fontana, detta la fontana di Calore, restaurata nel 1700. Si trattava di una tappa importante soprattutto per i prodotti enogastronomici apprezzati dai nobili che sostavano a Mirabella. 


 



Continuando lungo la via regia si incontra dunque la fontana detta “del re” di Grottaminarda. Costruita nel 1606, venne restaurata nel XVIII secolo per volere di Carlo III di Borbone e realizzata con blocchi di calcare  bianco. Ai due lati possiede due obelischi a forma di tronco di piramide, è riccamente decorata con stemmi e simboli borbonici.




Nel territorio di Ariano Irpino si trovano ben quattro fontane , dette “della Maddalena”, “Carpino della Tetta”, “Carpino della Pila” e “di Camporeale”.

La fontana della Maddalena si trova oggi vicino all’ospedale cittadino. Costruita nel Settecento, restaurata nel 1998 e riattivata solo nel 2021.


 

La fontana del Carpino della Tetta o Fontanatetta deve il suo nome ad un albero, un carpino e al fatto che fosse coperta:  “fons tecta”.


 



La fontana del carpino della Pila, risalente al XVIII secolo, si trova in località Scarnecchia ad Ariano Irpino. E' stata inaugurata nel 2016 dopo un lungo periodo di abbandono, ed è stata restaurata grazie ad associazioni di volontariato e all'amministrazione comunale.



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La fontana di Camporeale, nota come fontana del ponte gonnella, si trova al limite del territorio di Ariano Irpino, al confine col comune di Savignano Irpino. Ha subito restauri e modifiche nel 1858.


Proseguendo lungo il cammino si giunge   a Montaguto  dove si trova la fontana detta “del ponte di Sofia”, tra Savignano e Montaguto, lungo il fiume Cervaro. Deve il suo nome alla tragica morte di una giovane di 22 anni uccisa per mano del marito geloso. 




 


Proseguendo lungo la strada si trova la Fontana della valle del Cervaro, sita nel territorio di Montaguto (Av). La fontana costituiva un importante punto di incontro per i viaggiatori. Oggi è inglobata in un edificio attiguo ad un bar.









Strettamente legata alla Taverna del Ponte vi è la  monumentale Fontana Borbonica, edificata nel 1734 in marmo di travertino per volere di re  Carlo III di Borbone si trova proprio a pochi passi dalla taverna e dal ponte sul fiume Cervaro.la sua funzione era correlata proprio alle attività di cambio dei cavalli della vicina stazione di posta, il cui ingresso principale dista solo pochi metri. Pregevolmente strutturata come un grande parallelepipedo, presenta alla base delle lunghe vasche destinate all’abbeveramento dei cavalli ed alimentate da cannelle decorate con mascheroni. Restaurata nel 1836, la fontana aveva un grande stemma dei Re delle Due Sicilie, purtroppo rubato nel 2001.




Di fontane minori si parla in alcuni studi, ma ormai esse sono in rovina o non più visibili a causa dell’incuria o della vegetazione.


martedì 5 maggio 2026

USCITA DIDATTICA PRESSO IL MUSEO DI STORIA NATURALE DI FOGGIA Di Michele De Luca, Giovanni Tuffor e Vito Cotoia Redazione di Panni




Lo scorso 19 marzo 2026 noi alunni della triclasse di Panni, con la classe prima D di Castelluccio dei Sauri della Scuola Secondaria di primo grado, abbiamo partecipato all’uscita didattica presso il Museo di Storia Naturale di Foggia, accompagnati dalle docenti Antonella Brienza, Rosaria Scopece, Mescia Donatella M. e Alessia Mannarino. Siamo partiti col pullman dal punto di ritrovo a Panni alle ore 8 e 30 e ci siamo diretti inizialmente a Castelluccio dei Sauri, dove si sono aggiunti a noi i ragazzi e le insegnanti della classe 1 D.








Una volta arrivati siamo stati accolti dalla guida Natalia Turbacci, naturalista e insegnante, che ci ha illustrato a grandi linee ciò che avremmo visitato ed imparato durante la mattinata. Il museo di Storia naturale di Foggia si compone di varie sezioni articolate principalmente in due macroaree: Evoluzione e Ambienti di Capitanata. Noi abbiamo visitato gli ambienti di Capitanata (zone umide, ambienti steppici, collinari e montani) ed alcune sezioni dell’area dedicata all’evoluzione come la sala del mare e la collezione malacologica Martucci. Siamo partiti dal visitare le sale dedicate agli ambienti di Capitanata. Abbiamo potuto vedere molte specie di uccelli impagliati, mammiferi ed altri animali. La guida ci ha rassicurati sul fatto che nessun animale sia stato ucciso, ma tutti gli animali presenti nel museo sono stati trovati già morti, ma in buone condizioni, e poi trattati con prodotti chimici per preservarne i corpi.





Tra i tanti animali che abbiamo potuto osservare ci ha colpiti molto il cavaliere d’Italia, che vive e nidifica nelle zone umide come le saline di Margherita di Savoia, un elegante uccello con lunghe zampe rosse, piumaggio bianco e nero e becco sottile. Abbiamo potuto toccare le zampe e il becco delle oche e di altri uccelli e vedere e toccare lo strano nido del pendolino, un uccello insettivoro. Il nido ha la forma di un sacchetto ed è composto da fibre vegetali intrecciate e tenute insieme da ragnatele. Spesso è appeso ai rami di salici o pioppi in vicinanza dell’acqua.



Abbiamo imparato la differenza tra testuggine palustre e terrestre e tartaruga, che invece vive in mare. Di questi animali abbiamo avuto modo di toccarne i carapaci vuoti. Pur appartenendo alla stessa famiglia, sono animali differenti. La testuggine vive in ambienti terrestri, ha zampe corte ed elefantiache, dotate di unghie robuste e il guscio è stondato, a cupola e pesante per proteggerla da attacchi di altri animali. Sono animali prevalentemente erbivori e possono vivere tra i 100 e i 200 anni. Le tartarughe marine invece hanno le pinne, mentre quelle di acqua dolce sono dotate di zampe palmate, Il loro guscio è piatto, aerodinamico e leggero, adatto per nuotare. Sono animali onnivori o carnivori. La durata della loro vita si aggira tra tra i 50 e gli 80 anni, in condizioni ideali però possono raggiungere i 100 anni.












Molto interessante la ricca collezione di uccelli che mostra moltissimi esemplari presenti in Capitanata nei diversi ambienti: montani, acquatici, steppici e collinari. Abbiamo osservato, tra gli altri, dai passeri al gufo reale, dal barbagianni al grifone, ormai scomparso in Italia, fino alla gallina prataiola, all'airone cinerino e al fenicottero rosa. Ci ha colpito molto la leggenda legata la nome del barbagianni, rapace notturno spesso associato al malaugurio, chiamato anche strega bianca. Si pensa che il suo nome significhi "zio (barba) Gianni (Giovanni)", identificato come un vecchio zio brontolone che russa molto, a causa del suo caratteristico verso.






Nelle sale marine del museo oltre a poter ammirare gli scheletri di alcuni piccoli  delfini che solcano i nostri mari come il grampo e la stenella, abbiamo potuto ascoltare la voce del mare attraverso delle docce acustiche.


Si tratta di dispositivi innovativi, installati all’interno del museo, in cui alcuni biologi marini dell’università di Trieste, hanno registrato i suoni emessi dalle specie acquatiche mediante un idrofono, cioè un sensore acustico capace di captare e registrare suoni e vibrazioni sott’acqua.









Infine abbiamo terminato la visita recandoci in una sala dedicata alla ricostruzione del cosiddetto squalo o mostro di Lesina: uno squalo elefante avvistato vicino Lesina, innocuo ma dall’aspetto spaventoso. Si nutre di plancton e può raggiungere i dieci metri di lunghezza e circa sei tonnellate di peso. Si tratta di una specie in via d’estinzione a causa della pesca indiscriminata.

























mercoledì 22 aprile 2026

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: LE ALLUVIONI di Francesca Landini, Francesca Pia Sciaraffa, Annachiara Trombacco, Cristina Macina, Diletta Mastrolonardo

   


Le alluvioni sono fenomeni naturali che dipendono da piogge intense e prolungate in un certo territorio. L'acqua delle piogge fa aumentare la portata d'acqua di fiumi o torrenti che trascinano con sé ciottoli, rami o interi tronchi che fanno innalzare il livello del corso d'acqua che fuoriesce dal proprio letto, provocando danni a campi, coltivazioni, abitazioni, animali ed uomini.  Si pensa che l’aumento delle precipitazioni atmosferiche porterà sempre di più nel corso del tempo a esondazioni dei fiumi, mentre già oggi, brevi e intensi diluvi causano inondazioni pluviali e allagamenti di corpi idrici. Queste precipitazioni sono un disastro naturale comune in Europa, che insieme alle tempeste ha provocato vittime e sta causando perdite economiche. E' possibile che i cambiamenti climatici aumentino la frequenza delle inondazioni in tutta Europa nei prossimi anni. I temporali possono diventare più comuni e intensi a causa delle alte temperature. In alcune regioni tale rischio è più comune  all’inizio della primavera, o in autunno. Inoltre a causa del cambiamento climatico potrebbero diminuire anche le nevicate invernali.

Il cambiamento climatico aumenta il ciclo dell’acqua provocando piogge più brevi e violente che a loro volta causano frequenti inondazioni, inclusi i flash floods (alluvioni lampo) urbani e l’esondazione dei fiumi.

 

CAUSE PRINCIPALI: l’aumento delle temperature globali provoca il cambiamento dell’atmosfera rendendola più calda. A sua volta quest’ultima trattiene più umidità liberandola poi in eventi estremi.

 

TIPOLOGIE DI INONDAZIONI:

1.Inondazioni pluviali: nubifragi profondi che riempiono i sistemi di drenaggio urbano.

2.Inondazioni fluviali: esondazioni di fiumi e torrenti dovuti a lunghe piogge.

3.Inondazioni lampo (flash floods): eventi rapidi e distruttivi soprattutto in zone montuose o urbane.

 

FATTORI AGGRAVANTI

L’accavallamento di fattori antropici (cementificazione, impermeabilizzazione del suolo) a quelli climatici aggiunge maggiormente il rischio.

 

CONSEGUENZE

Problemi alle infrastrutture, inquinamento delle acque per il mal funzionamento dei sistemi fognari disgregazione del suolo e gravi problematiche per la popolazione.

 

 PREVISIONI

Entro il 2100 i sistemi instabili lenti potrebbero essere fino a 14 volte più frequenti in Europa incrementando il rischio di alluvioni.

 

 

INONDAZIONI E ALLAGAMENTI IN CAPITANATA

 

All’inizio dell’aprile 2026 le ultime piogge eccezionali hanno causato l’esondazione del fiume Cervaro in Capitanata trasformandolo in una forza distruttrice.

 

I DANNI PRINCIPALI

     Il borgo Incoronata, il posto più colpito, dove decine di famiglie sono state evacuate dai vigili del fuoco.

     L’agricoltura del nostro paese ha subito danni enormi. Migliaia di ettari di grano, ortaggi e vigneti sono attualmente ricoperti da fango.

     Infrastrutture e isolamenti: la zona dei Monti Dauni, in particolare l’area di Bovino è molto isolata a causa di frequenti frane che hanno reso le strade pericolose.


FIUME CERVARO BOVINO 

venerdì 21 novembre 2025

SEMI NEL VENTO: LA SCUOLA INCONTRA LA STORIA di ANNA MICHELA DI PASQUALE




L’istituto Omnicomprensivo dei Monti Dauni con il comune di Bovino, ha partecipato quest’anno a un progetto chiamato ‘’Semi nel vento’’ organizzato dall’organizzazione Mira, un’associazione che si occupa di creare percorsi educativi e creativi nelle scuole.  L’organizzazione,che ha sede a Foggia, ha lo scopo di far avvicinare e incuriosire con la storia e la scienza noi ragazzi. 


Il nostro primo incontro con l’archeologa Sara Stellacci è avvenuto il 7 Febbraio 2025. La studiosa ci ha fatto compiere un viaggio affascinante nella storia dell’evoluzione dell’uomo e ci ha avvicinati in maniera creativa e divertente alla pittura rupestre.  L'archeologa ha tirato fuori da alcune sacche molti libri illustrati sul tema dell’evoluzione dell’uomo, ma anche calchi in resina di crani di scimmie e di uomini durante il loro percorso evolutivo. La professoressa Stellacci ci ha spiegato come l’uomo si sia evoluto  dall’ australopiteco, comparso circa 6 milioni di anni fa,  all’Homo abilis, vissuto 3 milioni di anni fa, passando dall’homo erectus  fino ai sapiens, comparsi sulla Terra circa 180.000 anni or sono, incontrando i loro “cugini” Neanderthal con i quali si sono, probabilmente uniti.    La studiosa ci ha poi introdotti nel meraviglioso mondo della prima arte rupestre e ci ha mostrato le immagini delle scene di caccia lasciate dagli uomini primitivi in molte caverne, testimonianze preziose di un mondo antico.  A quel punto ha consegnato ad ognuno di noi un foglio di carta ed un carboncino e ci ha invitati a disegnare un cavallo, usando come modello quello dello stesso animale trovato nella grotta di Lascaux, in Francia. Quindi ci ha consegnato dell’ocra rossa e gialla e ci ha invitati a completare i nostri dipinti rupestri. E’ stato divertente sporcarci e cimentarci con questo tipo di opera e confrontare i nostri disegni. 






Il nostro secondo incontro è avvenuto il 7 Marzo. Durante l’incontro la dottoressa Stellacci ci ha illustrato la storia del cotone e della tessitura con il telaio. Anche in questa occasione la parte più divertente è stata quella pratica: l’archeologa ha consegnato ad ognuno di noi un piccolo telaio di legno ed un gomitoletto di lana colorata, legato ad una spoletta di legno. Quindi ci ha spiegato come utilizzarlo per far sì che ognuno di noi potesse realizzare un braccialetto. 




Il lavoro che all’inizio sembrava difficile,  una volta capito il procedimento è stato invece molto facile, oltre che piacevole.  Alcuni di noi si sono appassionati così tanto a questa attività, che hanno deciso di acquistare un piccolo telaio per cimentarsi ancora con questa piacevole occupazione.  



UN MARE DI PLASTICA O UN MARE DI VITA? di Chiara Fattibene, Giacomo Lombardi e Luca Mastrolonardo

 L’Italia si protende nel mar Mediterraneo e lo divide in due bacini : occidentale e orientale, separati dal canale di Sicilia.  Uno dei pro...