venerdì 14 maggio 2021

CORONAVIRUS

 E' ormai da più di un anno che il COVID-19 influenza e regola le nostre vite. La pandemia ha modificato gli stili di vita e le abitudini dell'intero pianeta. Questo argomento ha interessato  i nostri giovani redattori che hanno voluto cimentarsi con articoli concernenti vari aspetti della pandemia, da quelli più seri ed importanti, a quelli più frivoli. Ecco una carrellata dei loro lavori...

Il FENOMENO DEL GROOMING. L’ ADESCAMENTO DENTRO E FUORI LA RETE di ALISSA MASTROLONARDO

 


Per grooming o online child grooming si intende l'adescamento di minori online da parte di adulti o comunque di persone più grandi rispetto alla vittima. Ambienti digitali come le chat e i servizi di messaggistica istantanea, i social network e i  blog possono trasformarsi per gli adescatori in posti ideali dove stabilire con la vittima forme di intimità. Il termine deriva dal verbo inglese “to groom” che sta per "prendersi cura"; il “groom” era originariamente un individuo di posizione inferiore, un servitore o un  addetto alla cura delle stalle. È sottinteso, quindi,  che quando si parla di grooming si fa riferimento a una relazione tra due o più persone di cui almeno una si trovi in posizione di inferiorità e  dipendenza anche emotiva.  Possono essere considerati tentativi di adescamento il contattare minori sulle chat, magari utilizzando un’identità falsa e fingendosi loro coetanei, e l’intrattenere con loro lunghe conversazioni che concludono con confessioni amichevoli e intime, anche  promettendo piccole ricompense. Un ipotetico l’adescatore nel mondo reale deve fare i conti con la propria età (spesso matura) che non gli permette di accedere a luoghi pubblici frequentati da adolescenti o di avvicinare soggetti minorenni senza suscitare attenzione o preoccupazione; nel mondo virtuale egli può modificare la propria identità in modo da renderla più appetibile alla propria vittima. Molto spesso l’adescatore svolge preventivamente su internet delle accurate ricerche di quelle che possono essere le potenziali vittime, cercando di carpire i loro gusti, le loro fantasie e gli argomenti che possono essere più idonei per poter instaurare sin da subito una interazione, guadagnando immediatamente la loro attenzione. L'adescamento online è un processo ciclico che si compone di cinque fasi ben scandite dal predatore:   



 1) Friendship Forming Stage (FFS)                                                               Si tratta della fase dell'approccio. Il groomer, adeguatamente celato dietro un nickname scelto per attirare l'attenzione della propria vittima, instaura un contatto e molto spesso chiede l'invio di una fotografia o l'attivazione della webcam per riscontrare l'età della preda ed evitare controlli come i bot installati dalla polizia giudiziaria. Questa prima fase è la più importante per il groomer perché in un ambito multimediale come una chat room, entra in contatto con moltissimi utenti e subito pone l'attenzione verso le sue potenziali vittime.   

    2) Relationship Forming Stage (RFS)                                                                          Si tratta della seconda fase in cui il groomer cerca di sfondare il muro della diffidenza e dell'imbarazzo da parte della vittima, creando un legame che lo porterà a ricontattarlo anche successivamente. Fingendosi il suo "migliore amico" offre comprensione, consolazione, fiducia: In questo modo il minorenne offre una moltitudine di informazioni personali che potranno essere riutilizzate dall'adescatore in modo subdolo per poter raggiungere il suo scopo.

   3) Risk Assesstement Stage (RAS)                                                                                    Nella terza fase l'adescatore cerca di portare la relazione da un contesto virtuale ad uno reale. Il predatore cerca di eliminare o di valutare tutti i rischi possibili, come essere scoperto da un adulto. In questa fase L'adescatore da internet offender , colui che è solo virtualmente pericoloso, diventa un pericolo reale e concreto per la sua vittima, ossia un contact offender.                                  

 4) Exclusivity Stage (ES)                                                                                            Nella quarta fase l'adescatore scava nell'intimità della vittima facendo affiorare in lui fantasie e desideri. Inizia l'approccio più intimo che sfocia ben presto sul piano sessuale. Si mostra alla vittima come l'unico in grado di comprenderlo e di soddisfarlo.     

 5) Sexual Stage (SS)                                                                                                       Si tratta dell'ultima fase, quella in cui si compie l'abuso sessuale ai danni del minorenne. L'abuso può consumarsi in due modalità diverse: la prima attraverso un incontro personale che può sfociare in una violenza sessuale, la seconda anche solo virtualmente con lo scambio di materiale pedopornografico o l'interazione di webcam chat in cui vengono praticati atti di autoerotismo.      

  In tempi recenti delle accuse simili sono state rivolte a Instagram, considerato il social perfetto per l’adescamento dei minori online, prima che una rete di predatori venisse scoperta su Minecraft e qualche campanello d’allarme suonasse anche per TikTok e le sfide quotidianamente proposte ai giovanissimi utenti dell’app cinese. Ogni volta che una nuova challenge diventa virale, sui social c’è sempre qualcuno pronto a temere l’ipotesi grooming. Così è successo già ai tempi della Momo Challenge e più di recente con la Blue Whale Challenge e la vicenda dei presunti suicidi legati al fenomeno Jonathan Galindo: quello che hanno in comune tutti questi casi è il coinvolgimento di figure, tanto misteriose quanto oscure e irrintracciabili, che sfiderebbero le vittime a una serie di prove pericolose. Più chiaro è invece, almeno da un punto di vista anagrafico, il profilo della vittima di adescamento online: ha quasi sempre tra i 10 e i 13 anni e, più raramente, tra i 14 e i 17. Questo spiega anche perché è sistematicamente chiesto più impegno, più responsabilità alle piattaforme per evitare situazioni di rischio per utenti, come gli under 13, che stando alle clausole di iscrizione, su molte piattaforme non dovrebbero nemmeno avere possibilità di aprire un profilo. Ma cosa si può fare per evitare di essere adescati? Innanzitutto diffidare di chiunque tenti un approccio online, soprattutto se offre premi o denaro. Non diffondere mai immagini intime, ma soprattutto avvertire un adulto di fiducia: genitore, insegnante o chiunque faccia parte della vita reale.

 



INDIFFERENZA! IL CAMPO PROFUGHI DI LIPA. Di Giulia Pia Schiavone

 


 

 Il  Giorno della Memoria serve a commemorare  milioni di ebrei, sterminati durante la Shoah ma deve anche  ricordare che ogni giorno esistono ancora innumerevoli discriminazioni contro chi ci sembra diverso. Tragedie così grandi non avrebbero dovuto più ripetersi e per questo l’ONU dopo la Seconda guerra mondiale, ha voluto farsi garante della pace tra i popoli.    Eppure durante tutto il Novecento si sono consumati nuovi stermini di massa in varie zone del pianeta. Basti pensare alla “pulizia etnica” compiuta nella ex Jugoslavia nel 1995, o agli eccidi verificatisi in Ruanda nel 1994 durante il conflitto etnico tra Tutsi e Hutu che provocò quasi un milione di morti in soli cento giorni. In Cile durante la dittatura di Augusto Pinochet furono uccisi almeno quarantamila oppositori al regime e vennero sequestrate almeno sessantamila persone. E ancora: il genocidio del popolo curdo, i “desaparecidos” dell’America latina, il genocidio del popolo iracheno durante la dittatura di Saddam Hussein, il genocidio in Cambogia da parte dei Khmer rossi che ha coinvolto due milioni di persone,  la tragedia dei popoli del Darfur, nel Sudan o del popolo Saharawi, a sud del Marocco. Ogni volta che la storia si ripete, sentiamo dire “mai più”, eppure ancora oggi sta accadendo qualcosa di simile nel Nord-Ovest della Bosnia e Erzegovina, dove  si aggrava sempre di più l'emergenza umanitaria per i migranti bloccati in una situazione disumana al campo di Lipa. Si tratta di profughi provenienti perlopiù da Iran, Pakistan e Afghanistan, giunti in Bosnia dopo aver subito torture e violenze disumane. Da circa sei anni, dall’estate del 2015, la rotta balcanica ha visto arrivare da quelle terre oltre un milione di persone che cercano di entrare in Europa con la speranza di una vita migliore. Ma ad attenderli chilometri di filo spinato e giganteschi campi di confinamento legalizzati che offrono condizioni di vita difficili. La situazione già fragile è precipitata lo scorso dicembre, quando, la vigilia di Natale, un incendio ha distrutto il campo di Lipa  e quasi mille profughi sono rimasti a lungo senza un riparo in preda a neve e gelo. L'esercito bosniaco - tra le proteste e le pressioni dell'Unione europea - ha realizzato una tendopoli temporanea in attesa della completa ricostruzione del campo con standard e accorgimenti che lo rendano abitabile anche nelle condizioni del gelido inverno balcanico. Decine di migliaia di migranti in transito sono stati rinchiusi per mesi all’interno dei campi profughi o strutture di vario genere presenti in tutti i paesi coinvolti dalla Rotta (Turchia,Grecia, Albania, Nord Macedonia, Serbia); campi inadeguati e sovraffollati che si sono trasformati in luoghi dalle condizioni estreme: senza servizi idonei, in condizioni igieniche pessime, con gravi rischi per la salute psicofisica di queste persone. Una rotta che non ha mai smesso di essere percorsa da migliaia di persone, nonostante l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. Proprio la Caritas italiana durante lo scorso aprile ha denunciato l’esistenza di nuovi focolai di Covid-19 a causa delle pessime condizioni igieniche e delle difficoltà a mantenere il distanziamento.  Oggi grazie all'intervento di associazioni umanitarie come la Caritas italiana è stato possibile realizzare diversi interventi come l'acquisto di un'autocisterna per la distribuzione di acqua potabile, l'apertura di un tendone -refettorio riscaldato per permettere ai profughi di mangiare in maniera dignitosa, nuove tensostrutture per i bisogni sanitari, un servizio di lavanderia. Un aiuto per queste persone dimenticate, di cui si sa e si parla troppo poco.





I BAMBINI DI TEREZIN. Classe prima B – Scuola Secondaria di Primo Grado - Bovino

 

  



Terezín è una località che si trova a 61 chilometri a nordest di Praga, famosa per il suo Campo di  Concentramento.  E’ diviso in due parti, la fortezza grande e la piccola. In un'area si localizzava il ghetto ebraico, dove vissero più di 150.000 ebrei, mentre una seconda zona fu occupata da un campo di concentramento. Fu un campo di concentramento e non di sterminio, dove comunque morirono molti ebrei. I bambini ebrei che vissero nel Campo di concentramento  di Terezín sono stati quasi 15.000. Nonostante la fame, le malattie e le molte privazioni, hanno lasciato tracce sorprendenti della loro creatività e voglia di vivere prima di essere quasi tutti deportati nei campi di sterminio. 


I bambini e gli adolescenti giunsero al campo da soli o insieme ai loro genitori. Le condizioni di vita erano estremamente precarie a causa del sovraffollamento, della fame, e delle malattie. Compiuti i 14 anni i bambini erano sottoposti al lavoro forzato. Vivevano inoltre  con la costante minaccia dei frequenti trasporti verso i campi di sterminio.




 Assieme alla professoressa Antonella  Brienza,  insegnante di storia e geografia, noi alunni della classe  1^ B  di Bovino in occasione della giornata della memoria, abbiamo  realizzato due cartelloni: un cartellone che ricorda  il campo di Terezìn ed un secondo cartellone a forma di valigia per ricordare i disegni, le poesie ed i pensieri dei bambini che hanno vissuto a Terezìn nei duri anni della seconda guerra mondiale.  Queste testimonianze sono giunte fino a noi poiché  nascoste da  Friedl Dicker-Brandeis, artista austriaca, deportata nell’autunno del 1944 ad Auschwitz.  Infatti nel campo di Terezìn venne istituita una scuola (anche se le leggi razziali vietarono l’istruzione per gli ebrei  sin dal 1940)  per alleggerire la deportazione dei bambini. Nei disegni e nelle poesie i bambini raccontavano o disegnavano quello che stavano vivendo. Nel primo cartellone abbiamo introdotto la piantina geografica della fortezza di Terezìn e incollato delle immagini riferite ad essa.





Il secondo cartellone ha una forma di valigia, è di colore marrone e ha un manico e i bordi di colore giallo chiaro. Sulla superficie ci sono quattro bustine realizzate da noi alunni, su ognuna delle quali è stata incollata una stella di David al centro delle quali è scritto il contenuto di ogni singola busta: il campo, le poesie, i disegni, i pensieri. Infine abbiamo chiuso con un pezzo di spago ognuna delle quattro buste. All'interno della prima bustina abbiamo inserito alcune fotografie che mostrano il campo e la fortezza lager di Terezin. Nella seconda busta sono stati inseriti alcuni dei pensieri scritti dai bambini che hanno vissuto l'orrore del campo di concentramento in prima persona. Parole dure e terribili come queste:

"...siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po' d'acqua tiepida dal sapore di sale o caffè o, se va bene, per qualche patata. Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme, scendendo dal marciapiede e risalendo poi  sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi senza motivo, alle botte e alle impiccagioni."






Il pensiero molto profondo del bambino smentisce ciò che i nazisti affermavano, ovvero che i ghetti erano posti privilegiati per gli ebrei. Nella terza bustina abbiamo inserito alcuni dei disegni dei bambini deportati. Anche i disegni rappresentano le condizioni di vita di quel luogo terribile. Oggi i disegni ritrovati sono custoditi nel museo ebraico di Praga. Infine nell'ultimo riquadro sono riportate alcune delle poesie scritte dai bambini deportati nel ghetto. Nella maggior parte dei testi i bambini raccontano cosa manca loro o perché o da quando sono stati deportati. Alcuni di loro affermano che hanno provato la mancanza della libertà e ne hanno compreso il valore solo dopo che fu tolta loro.



 




giovedì 6 maggio 2021

IL GIORNO DELLA MEMORIA:CELEBRANDO I GIUSTI di Giulia Campanella

 

 

Dopo la seconda guerra mondiale il termine “giusto tra le nazioni” è stato usato per ricordare i non ebrei che hanno salvato dal genocidio nazista anche un solo ebreo. Si tratta di veri e propri eroi che hanno messo a repentaglio la loro stessa vita per salvare delle persone, senza alcun interesse personale.  Per il giorno della memoria, nella classe 3^A, con la professoressa Stefania Russo, abbiamo costruito l’albero dei giusti per celebrare questa giornata ricordando le persone che hanno fatto qualcosa di importante per aiutare gli ebrei rischiando la loro vita. Abbiamo ritagliato delle foglie su carta e su ognuna di esse abbiamo scritto brevemente la storia dell’eroe che ci è stato assegnato, ed incollato una sua immagine.  Abbiamo ritagliato da un cartellone marrone due forme di albero e le abbiamo incollate una sopra all’altra per formare un tronco in 3D. Successivamente abbiamo attaccato ai rami le foglie preparate in precedenza. Abbiamo voluto dedicare una delle foglie anche ad Anna Frank, giovane ebrea, che perse la sua vita nel campo di Bergen Belsen a soli sedici anni.



Grazie a questa attività abbiamo imparato a conoscere  tra gli altri, Tina Strobos, medico e psichiatra olandese, che con sua madre e sua nonna salvò oltre cento rifugiati ebrei nascondendoli in uno scompartimento segreto della soffitta di casa sua; Carlo Angela, medico e antifascista italiano, padre del celebre Piero, che falsificò le cartelle cliniche di molti ebrei per giustificarne il ricovero nella clinica di malattie mentali di san Maurizio Canavese, che dirigeva;  Rachele Auerbach, che ci ha lasciato preziose testimonianze sulla vita nel ghetto di Varsavia; Giorgio Perlasca, che nel 1944 fingendosi un console spagnolo salvò più di 5000 ebrei ungheresi dalla deportazione;  Oskar Schindler, imprenditore tedesco che riuscì a evitare la deportazione di oltre mille ebrei col pretesto di utilizzarli come operai nella sua fabbrica di utensili, utili all’industria bellica;  Irena Sendler, infermiera e assistente sociale polacca che trovò un rifugio fuori dal ghetto per oltre 2500 piccoli ebrei; Giovanni Palatucci, poliziotto italiano morto nel 1945 nel campo di Dachau per aver salvato circa 5000 ebrei grazie alla sua posizione; Marcel Marceau, mimo francese, che accompagnò clandestinamente diversi bambini ebrei in Svizzera;   Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco che partecipò attivamente alla Resistenza al Nazismo; Jan Karski, militare polacco e membro della Resistenza che cercò invano di avvertire le grandi potenze dello sterminio che si stava perpetrando da parte dei tedeschi. Infine abbiamo voluto ricordare anche l’italiana Liliana Segre, politica e attivista italiana ancora in vita, sopravvissuta all’Olocausto e testimone della Shoah.



lunedì 26 aprile 2021

VISITA VIRTUALE AL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI FOSSOLI di Miriam Farruku (3^C)Antonio Cotoia, Marica Calitri, Gabriel Nunno, Desirée Di Salvo, Maria Pia Terenzio (4^C) IPSIA Bovino.

 

 


Il 27 gennaio del 1945 soldati ucraini dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del Campo di Concentramento di Auschwitz in Polonia. La storia del Giorno della memoria è ormai nota a tutti, e questa data è diventata il simbolo della Shoah. Sono numerose le immagini che ricordano ciò che avvenne nei campi di concentramento. Ancora oggi foto di quei drammatici momenti sono condivise sui social per non dimenticare le vittime ed il significato di tale data. La nostra scuola, oggi, ha partecipato ad una diretta streaming dal campo di Fossoli, in provincia di Modena, luogo di transito verso i campi di concentramento dell’Europa Orientale in cui morirono circa 8000 ebrei italiani. Inizialmente costruito come campo di prigionia durante la seconda guerra mondiale,poi trasformato in campo di concentramento dal 1942 al 1945, diretto dalla repubblica sociale italiana e dalle SS. Il campo è diventato famoso non solo per il suo tragico utilizzo:  ci è stato mostrato il percorso che facevano gli internati e le persone che venivano inviate verso altri campi di concentramento. La prima ala comprendeva otto baracche dove venivano stipati gli ebrei, una dopo l’altra e si estendevano su tutto il lato sinistro. In un'altra ala del campo, invece, venivano messi i prigionieri politici che sostanzialmente non erano d’accordo con il regime che poteva essere considerato un nemico. Anche per gli oltre 5000 prigionieri che passarono di lì e  inviati nei campi di concentramento del Nord Europa tra loro Primo Levi, scrittore italiano ed ebreo che nel suo libro “Se questo è un uomo” descrive il campo di Fossoli e la sua esperienza di deportato sopravvissuto.

Scriveva: “L’olocausto è una pagina del libro dell’umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”, “ Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare.” Con queste parole  Primo Levi ci fa capire che non bisogna mai dimenticare affinché ciò che è stato non accada nuovamente.

Tutto ebbe inizio con le leggi di Norimberga del 1935 che legittimarono il boicottaggio economico e l’esclusione degli ebrei; dal 1938 e dalla “Notte dei Cristalli” dove furono incendiate le sinagoghe e distrutti i negozi ebrei, il processo di segregazione e repressione sfociò in una decisione di sterminio, che partì dalla Germania e si diffuse colpendo gli ebrei di quasi tutta Europa. Essi furono ghettizzati e poi deportati nei campi di concentramento e di sterminio. Ad Auschwitz, Treblinka, Dachau, Berghen Belsen, Mauthausen, ecc. giungevano ogni giorno convogli carichi di persone. Dopo la selezione iniziale, che risparmiava temporaneamente coloro che erano in grado di lavorare, una parte era inviata nelle camere a gas. I campi di sterminio erano anche luoghi di torture, di esperimenti pseudoscientifici su cavie umane, di lavori sfiancanti e selezioni quotidiane, di queste atrocità ne danno conferma coloro che sono sopravvissuti. Tra le vittime dello sterminio ci  furono non  solo gli ebrei, ma anche altre persone o gruppi etnici ritenuti inferiori ed inutili, rientrano così nel genocidio nazista gli zingari, i polacchi, alcune popolazioni slave, i disabili, i testimoni di Geova, gli omosessuali, gli oppositori politici e tutti coloro che rappresentavano una minaccia per la purezza della razza ariana.

 Ricordare oggi questo non ci suscita solo orrore, e non ci fa sentire solo fortunati ma ci fa  riflettere; un popolo che non ricorda e anche un popolo senza futuro, perché coltivare la MEMORIA è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza.

Ricordare è per noi un dovere morale per far sì che le atrocità della Shoah non si ripetano più. Oggi nelle testimonianze dei sopravvissuti, che via via vanno scomparendo per la loro età avanzata,  vediamo nei loro occhi la sofferenza , le violenze subite, la rabbia, le lacrime e il dolore trattenuto e soffocato dalla costante paura. L’umanità non può negare e neppure dimenticare questa immane tragedia perché se oggi viviamo una vita libera lo dobbiamo a loro che con la loro vita hanno cambiato la storia.



Ed è  doveroso ricordare e far conoscere alle generazioni future affinché non si compia mai più un simile orrore.

“SOLO QUANDO NEL MONDO A TUTTI GLI UOMINI SARA’ RICONOSCIUTA LA DIGNITA’ UMANA, SOLO ALLORA POTRETE DIMENTICARCI”

lunedì 12 aprile 2021

INTERVISTA AL DIRIGENTE SCOLASTICO Prof. OTTONE PERRINA di Alissa Mastrolonardo







Per inaugurare i lavori del Blog nell’a.s.2020-2021 la Redazione di Bovino propone come primo articolo l’intervista gentilmente rilasciata dal Dirigente Scolastico Prof. OTTONE PERRINA.

Il nuovo istituto comprende scuole di ordine e grado differenti, dislocate su un territorio molto ampio. Come ha organizzato la gestione complessiva di questa nuova realtà?

La scuola è assimilabile ad un’azienda complessa, dai legami deboli, che ha come obiettivo prioritario il successo formativo di ciascun alunno.

Per parlare di scuola oggi bisogna fare riferimento a due norme fondamentali, che ne hanno cambiato totalmente l’identità. Il primo riferimento normativo è il DPR 275/99, che all’art. 2 recita: “l'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.

Il secondo, imprescindibile è il del D.Lvo 165/01, che all’art. art. 25 dispone: “Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico, organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali….Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, ed è coadiuvato dal responsabile amministrativo, che sovrintende, con autonomia operativa, nell'àmbito delle direttive di massima impartite e degli obiettivi assegnati, ai servizi amministrativi ed ai servizi generali dell'istituzione scolastica, coordinando il relativo personale”.

 

La conduzione dell’Istituto Omnicomprensivo, che tra collaboratori, amministrativi e docenti, conta circa 240 unità, dislocati su 11 plessi, necessita di autorevolezza e di una leadership diffusa e condivisa.

 

Per poter lavorare in maniera efficace e proficua, il primo obiettivo è stato individuare un organigramma funzionale molto capillare, dove le varie responsabilità sono state condivise con i coordinatori di classe, responsabili di plesso e di settore, coordinatori di dipartimento, Ed. Civica; bullismo e cyberbullismo, responsabili della sicurezza (ai sensi del D.Lvo 81/2008), ecc.  

Alla base di questa responsabilità condivisa, occorrono fiducia reciproca, responsabilizzazione di ognuno e capacità di sentirsi parte viva di una comunità in divenire. Solo se si è consapevoli di questa appartenenza, ci si impegna al massimo per contribuire con le proprie competenze allo sviluppo della comunità scolastica.

 

Quali sono, secondo Lei, i punti di forza della scuola dei Monti Dauni?

 

La scuola ha diverse potenzialità. Quando sono arrivato in questo Istituto ho trovato molto interesse verso le tematiche ambientali ed è giusto lavorare in questa direzione, ma mi preme volgere l’attenzione anche verso altri obiettivi formativi.

Occorre prima di tutto una formazione approfondita, forte e strutturata in italiano e in inglese: le lingue, a mio parere, vanno potenziate molto, a partire dalla scuola dell’infanzia. Sarebbe opportuno introdurre anche lo studio di ulteriori lingue straniere, tra i quali quella cinese, visto che l’economia mondiale è proiettata molto verso i paesi orientali. Va poi potenziata molto la competenza digitale: oggi ormai tutto è digitalizzato e domotizzato, per non parlare dei grandi progressi che la microchirurgia sta facendo grazie alla robotica. I nostri punti di forza dovranno essere quindi le lingue, l’attenzione all’ambiente e il digitale (coding, robotica, informatica, scienze integrate): proprio in queste settimane stiamo ultimando la fornitura di laboratori scientifici ed informatici presso le Scuole Secondarie di II Grado ed avviando contestualmente le procedure per la fornitura degli stessi presso le sedi delle Secondarie di I Grado.


 

Quali opportunità la scuola può offrire agli alunni del secondo ciclo?

Dal punto di vista degli indirizzi ci sono varie opportunità: il Professionale Elettro-Meccanico, il Professionale Socio Sanitario e due Licei Scientifici. La gamma di proposte è abbastanza ampia: dalla ricerca filosofica e scientifica del Liceo Scientifico, alla ricerca tecnologica e professionalizzante dell’Ipsia, con un indirizzo socio –sanitario per avviarsi alle professioni mediche.

Il punto di forza del nostro Istituto sarà proprio il potenziamento del curricolo verticale, con esperienze di continuità tra i vari gradi di scuola: dalla scuola dell’infanzia con i bambini di due anni e mezzo alla scuola secondaria con i ragazzi di 18/19 anni, con un processo di un’armonizzazione del sapere che deve essere progressivo e che prepara gli studenti ad essere cittadini maturi e responsabili.

Un’ ulteriore sfida è la valorizzazione del territorio, per far sì che gli alunni residenti decidano di studiare presso il nostro Istituto fino ai 19 anni, per provare in tutti ad evitare o almeno rallentare un progressivo spopolamento, che rischia di far morire le straordinarie tradizioni presenti nella nostra cultura locale. 

                                      

Per le scuole superiori del nostro istituto sono stati previsti alcuni laboratori scientifici. Sono previsti spazi attrezzati anche per la Secondaria di primo grado?

Per la Secondaria di primo grado ci saranno due aule 3.0 e i laboratori di Coding e robotica con monitor interattivi da 65 pollici.

Cambierà, quindi, proprio il concetto di processo formativo. Realmente si favorirà l’interazione con l’alunno che possiede interessi e capacità incredibili, oltre a tante energie che deve e vuole condividere e che può mettere in campo se la didattica diventa laboratoriale, partecipata e stimolante.

 

Quali progetti o iniziative sta realizzando per l'Istituto?

Tutte le iniziative sono in linea con quanto appena detto. Stiamo gettando le basi per potenziare le lingue e il digitale ma anche la matematica poiché spesso è proprio in questa disciplina che i ragazzi hanno problemi. La matematica va approfondita in maniera strutturata. Sono stati avviati corsi di recupero per chi è più fragile o di potenziamento per chi vuole approfondire la disciplina.

E’ importante che allo studio delle discipline tradizionali siano affiancati il coding e la robotica, la ricerca informatica, la salvaguardia dell’ambiente, il diritto e anche delle nozioni di economia (ove possibile): ho desiderio di inserire proprio nei Licei dei corsi di economia e diritto. Per le scuole professionali, invece, si potrebbe introdurre un corso di introduzione alla filosofia.

Il mio desiderio è quello di offrire nuove attività o studi opzionali che i ragazzi possano scegliere in base ai propri interessi, in modo da sentirsi veramente artefici del proprio futuro. 

 

Che cosa secondo Lei va ancora migliorato?

Sicuramente le relazioni interpersonali. Questo periodo di pandemia non ci sta aiutando: ognuno pensa ai suoi bisogni, alle sue necessità e a volte perde la fiducia nell’altro. Tutto questo ovviamente ci limita molto perché l’altro non può essere visto come un nemico, da cui difendersi, bensì come risorsa per crescere insieme, in una condivisione di intenti. È importante sentirsi parte di un gruppo e stare insieme: il significato di classe è anche questo e quindi sicuramente vanno migliorati il modo di relazionarsi e il senso di appartenenza.

 

Quali difficoltà ha incontrato nella gestione della Scuola nel periodo della pandemia?

Il problema più grande in questo periodo di pandemia è l’incertezza rispetto al futuro. Essendo un pubblico ufficiale, devo fare riferimento alle norme dello Stato, della Regione e del Ministero che cambiano velocemente. Posso gestire autonomamente solo alcune regole interne, ma devo comunque adeguarmi a quello che viene disposto dalle istituzioni.  Questo, purtroppo, crea un senso di precarietà, poiché accade spesso che si avviano delle procedure e dopo pochi giorni si è costretti ad interromperle, perché sono intervenute nuove situazioni impreviste. Sto investendo molte energie nel costruire e proporre processi nei vari ambiti, con pazienza e tenacia, anche se non so cosa ci riserva il futuro.

 



LA RIDUZIONE DEI GHIACCIAI ALPINI di Giacomo Lombardi

 I  ghiacciai montani sono enormi strati di ghiaccio che si trovano nelle zone più elevate delle montagne. Raccolgono grandi quantità di ac...