venerdì 18 settembre 2026

LA RIDUZIONE DEI GHIACCIAI ALPINI di Giacomo Lombardi





 I ghiacciai montani sono enormi strati di ghiaccio che si trovano nelle zone più elevate delle montagne. Raccolgono grandi quantità di acqua dolce, che nelle stagioni più calde torna allo stato liquido per alimentare fiumi e laghi. In passato, i ghiacciai allora molto più estesi rispetto ad oggi, hanno scavato valli a «u» e hanno arrotondato le cime dei monti. Il loro lavoro di modellazione continua ancora oggi, nonostante il progressivo ritiro causato dal riscaldamento globale e dalla riduzione di precipitazioni nevose.  Dati riportano che dal 1994 ad oggi si sono persi circa 400 miliardi di tonnellate di ghiaccio a causa dello scioglimento dei ghiacciai montani. Sebbene le cause del declino dei ghiacciai alpini siano ormai chiare, la vera sfida si sposta ora sul fronte del contrasto e della preservazione di queste preziose riserve d'acqua dolce. Tra le strategie più immediate e visibili spiccano i tentativi di protezione diretta del manto nevoso: ne è un esempio il monte Titlis, dove imponenti coperte geotessili, lunghe 100mila metri quadrati vengono stese per riflettere i raggi solari e rallentare la fusione estiva. Questa tecnica seppure possa sembrare strana è usata da anni per proteggere altri ghiacciai come il Presena, tra la val Camonica e la val di sole.



Un altro metodo alternativo è quello della stupa di ghiaccio, cioè una sorta di torre o piramide di ghiaccio artificiali nelle comunità montane, da riutilizzare come riserva d'acqua durante i periodi di siccità estivi.



Si stima che entro la metà del secolo quasi tutti i ghiacciai sotto ai 3500 metri potrebbero essersi sciolti, con conseguente perdita di risorse idriche per l’acqua potabile, l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica. dalle coperture artificiali ad alta quota alle politiche di riduzione delle emissioni: la strada per salvare i giganti bianchi è complessa e viaggia su due binari. proteggere le nostre vette non è solo una sfida tecnologica, ma una responsabilità climatica non più rimandabile. Per salvare i ghiacciai a livello globale occorrerebbero azioni mirate e congiunte in tutto il pianeta: cominciare col ridurre le emissioni dei dannosi gas serra per fermare il fenomeno del riscaldamento globale. Questo è possibile soltanto tagliando i combustibili fossili e le emissioni di carbonio. Azioni concrete come diminuire i viaggi in aereo, ridurre i consumi energetici superflui e adottare stili di vita sostenibili, potrebbero certamente aiutare.



martedì 8 settembre 2026

I MIGRANTI AMIBIENTALI di Francesca Sciaraffa





 CHI SONO I MIGRANTI AMIBIENTALI?

Tra gli effetti della crisi climatica ci sono le persone costrette a lasciare la propria casa o il proprio Paese a causa di drastici cambiamenti ambientali, che compromettono la loro capacità di vivere in quel luogo.                               


CHE PROPORZIONI HA IL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI AMBIENTALI?


Secondo l’ONU, degli  80 milioni di profughi nel mondo circa 25 milioni sono migranti climatici, ossia persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra a causa di eventi metereologici estremi, come uragani, alluvioni o di situazioni che rendono impossibile la vita quali la desertificazione, la siccità o l’aumento del livello del mare e oceani. La Banca Mondiale ha inoltre stimato che entro il 2050, senza azioni concrete che rallentino il riscaldamento climatico, potrebbero esserci fino a 143 milioni di migranti climatici, principalmente concentrati in tre aree della fascia tropicale: l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e l’America Latina. 

QUALI CONSEGUENZE HA L’AUMENTO DEL LIVELLO DEI MARI? 

Il riscaldamento climatico causa la fusione dei ghiacci polari, che a sua volta provoca l’innalzamento del livello degli oceani. Molte isole e regioni costiere subiscono cosi mareggiate e inondazioni spesso devastanti, che costringono intere comunità a spostarsi altrove, Tra le regioni più esposte ci sono diversi arcipelaghi del Pacifico, alcune fasce costiere della Cina e del Sud -Est asiatico, dove fra l’altro si trovano alcune delle città più grandi del Pianeta, come shanghai in Cina e Giacarta in Indonesia. Sono interessate da questo problema anche le isole più basse e le regioni dei delta fluviali, soprattutto quelle del Bangladesh e dell’India.




                                    

QUANTO INCIDE LA DESERTIFICAZIONE SULLE MIGRAZIONI?

In alcune aree del mondo le precipitazioni diminuiscono sempre di più. Nella regione del Sahel si è assistito a un calo di circa il 30% negli ultimi 40 anni: il clima diventa più caldo e secco e il deserto avanza alla velocità di circa un chilometro all’anno. La siccità inaridisce il suolo rendendolo inutilizzabile per l’agricoltura il fenomeno della desertificazione che distrugge campi, villaggi e oasi. La siccità porta con sé carestia e fame che a loro volta provocano una forte migrazione dai paesi colpiti verso le coste del Mediterraneo e dell’Europa. 

Desertificazione e siccità rendono molte aree ostili alla vita umana -  Openpolis 

INFINE...

Queste persone giuridicamente sono completamente invisibili davanti alla legge, poiché nel diritto internazionale non si parla mai di rifugiato climatico. Infatti la Convenzione di Ginevra del 1951, sancisce i diritti dei rifugiati e i doveri degli Stati ospitanti. Purtroppo essa protegge solo i rifugiati di guerra   o i perseguitati, ma non si parla di migranti ambientali, che pertanto restano senza una tutela specifica globale.        




TRA ZUCCHE E MELOGRANI! Uscita didattica presso la Cascina Savino a cura della redazione di Panni

  Lunedì 19 ottobre 2026 noi alunni delle classi 1ªA-2ªA, 1ªC-2ªC-3ªC e 1ªD-2ªD  della Scuola Secondaria di I grado abbiamo vissuto una piac...