martedì 21 giugno 2022

INTERVISTA ALLA RESTAURATRICE PAOLA ANZIVINO classe 2 B



Lei è una restauratrice. Da quando tempo lavora in questo campo e come è nata la sua passione?

Lavoro in questo campo dal 1992. Dopo aver frequentato il Liceo artistico non sapevo bene che strada intraprendere quando, per caso, a Roma ho incontrato una persona che si era appena iscritta ad una scuola di restauro e che mi ha introdotta nel suo mondo che ho amato immediatamente. Il lavoro del restauratore mi è sembrato un ottimo compromesso fra l’arte ed i beni culturali. Col tempo ho capito che il proprio estro artistico in questo lavoro non solo non è utile, ma non deve proprio venire fuori. Avere una buona manualità però aiuta tanto.

    In cosa consiste il suo lavoro?

Dal 2019 il mondo del restauro è cambiato. Noi restauratori siamo stati divisi per settori, quindi quando mi occupo di opere pubbliche, restauro prevalentemente opere d’arte lignee e decorate o affreschi. Lavorando nel privato invece siamo più liberi: in quel caso mi occupo di qualsiasi opera d’arte, sino ad arrivare alle porcellane o ceramiche antiche o ad opere in pietra. Il mio è comunque un lavoro molto tecnico che comincia con una visita di persona all’opera. Dalle fotografie non si riesce a comprendere perfettamente che tipo d’ intervento occorre eseguire. Bisogna analizzare e studiare l’opera, fotografarla, disegnare dei grafici, comprenderne le caratteristiche strutturali, artistiche, tecniche e materiali per poi decidere come intervenire su di essa.  A questo punto si prepara un progetto di restauro che va quindi inviato alla Sovrintendenza ai Beni culturali. Solo quando il progetto sarà approvato potrà iniziare il restauro vero e proprio. Generalmente prima di cominciare un restauro si eseguono dei tasselli di pulitura, cioè delle piccole prove per comprendere se il tipo di intervento che è stato deciso, sia la scelta migliore per quell’opera. Ancora una volta sarà la Sovrintendenza a decidere se continuare sulla via iniziata, o se modificare qualcosa. Il restauro è quindi un lavoro minuzioso, con una parte burocratica molto importante.

Che tipo di opere restaura?

Lavoro soprattutto su statue lignee: nelle nostre zone l’arte sacra e votiva è molto importante, per questo negli ultimi quattro anni ho lavorato soprattutto su queste opere. In questo momento però sto restaurando delle tele del museo diocesano di Bovino.

Può capitare di rovinare un’opera durante un restauro?

Fino a poco tempo fa i restauri erano molto aggressivi e poteva capitare di togliere parti di un’opera originale. Per questo la normativa burocratica è cambiata ed è così cavillosa: serve proprio a salvaguardare le opere d’arte. Per fortuna non mi è mai capitato di rovinare delle opere, anche se, molti anni fa nel 1993, io ed altri tre ragazzi stavamo eseguendo il consolidamento di un affresco all’interno della chiesa della Minerva, a Roma. Lavoravamo sulla stessa parete e stavamo inserendo con delle siringhe un consolidante, cioè delle malte, laddove si erano formate delle sacche, cioè delle zone in cui l’intonaco si era sollevato. A fine giornata ci accorgiamo che si era formata un’enorme sacca sulle mani del Cristo benedicente, perché tutto il consolidante che avevamo iniettato era confluito nello stesso punto. Attraverso dei micro fori siamo riusciti a risolvere la situazione, ma quella volta abbiamo rischiato seriamente di danneggiare l’affresco. Si tratta di un lavoro molto minuzioso in cui non bisogna affidarsi solo alla propria esperienza, ma dobbiamo imparare a comprendere momento dopo momento la via più giusta da seguire.

Quali sono le parti più vulnerabili di un’opera d’arte?

Le parti più vulnerabili sono le parti più sottili o quelle terminali. Dipende però dal tipo di opera. Nelle statue ad esempio il naso, le dita… dunque le parti più sporgenti sono quelle più fragili. Se invece parliamo di una tela, dobbiamo tener presente il materiale di cui è composta, un materiale naturale, come lino, canapa, cotone… a seconda dell’epoca storica in cui è stata realizzata. In questo caso i danni arrivano soprattutto dagli agenti a cui l’opera è sottoposta o dal luogo in cui è esposta. La muffa può attaccare il tessuto e rovinarlo. Non solo. Se una tela viene esposta ai raggi solari, la pittura può asciugarsi troppo rapidamente o in modo non omogeneo. Si vengono allora a formare delle “conchiglie”, cioè delle isole di colore che si possono staccare molto facilmente.  Le statue lignee se si trovano in un ambiente molto umido diventano spugnose e i tarli possono scavare delle gallerie molto profonde danneggiandone la struttura. La prima cosa da fare è consolidare e mettere in sicurezza il bene danneggiato. Ovviamente l’ambiente in cui si trova un’opera può fare la differenza.

Come è nato il progetto dei Giardini pensili?

Il progetto è nato grazie all’iniziativa di Maria Rosaria Lombardi, presidente della Proloco di Bovino, che è riuscita a raccogliere abbastanza firme per ottenere un finanziamento dal FAI per il restauro dei giardini pensili di Bovino. Non solo, oltre a ciò ha avuto l’idea di istruire voi ragazzi per avvicinarvi al mondo del restauro e ad un bene del nostro territorio che non tutti conoscono, poiché il rispetto di un opera è qualcosa di poco conosciuto. Voi ragazzi rappresentate il futuro e dovete essere istruiti alla bellezza del patrimonio artistico italiano, ma anche al rispetto e alla comprensione di esso.  

Che tipo di lavori o restauri sono stati realizzati nei giardini ducali?

Si è trattato di un progetto a tutto tondo che ha previsto non solo il recupero delle statue, ma anche dell’ambiente in cui esse sono inserite. L’opera d’arte è tale anche in funzione al luogo in cui si trova. L’ambiente diventa esso stesso opera d’arte. Per quanto concerne le statue per prima cosa abbiamo dovuto individuare le criticità delle opere, studiare e conoscere a fondo le statue, per poi andare ad asportare le muffe e i batteri che si erano formati al di sopra di esse perché con le loro radici scavano e rovinano la pietra. Si è quindi passati alla seconda pulitura, che è quella delle macchie principali e al consolidamento. Nel restauro, soprattutto in quello lapideo, non si ricostruisce niente, quindi le parti rotte come dita o nasi, vanno lasciati così perché è molto importante rispettare l’essenza storica, il vissuto, di un bene. Dunque quello dei giardini ducali è stato più un restauro conservativo che estetico.

Ha lavorato da sola a questo progetto?

Al progetto della scuola sì, durante quello di restauro sono stata affiancata da un altro restauratore.

Quali erano le maggiori criticità all’interno dei giardini?

Molte criticità erano dovute all’abbandono e all’incuria del luogo. Prima di tutto sono stati potati gli alberi e messi in sicurezza perché i problemi delle statue erano dovuti a dei traumi, come la caduta di rami o di pigne. Purtroppo molti problemi non sono stati eliminati completamente perché sono dovuti all’umidità del luogo, al gelo dell’inverno al calore eccessivo dell’estate. Quindi il restauratore che mi ha affiancato ha proposto di coprire le statue nei mesi più freddi con un tessuto non tessuto, per proteggere lo strato superficiale della statua. In primavera poi andranno un po’ ripulite e riconsolidate con della manutenzione ordinaria.  

Aveva già lavorato con i ragazzi delle scuole?

Sì, ma mai nel campo del restauro. Più volte ho lavorato nella scuola dell’infanzia o primaria per delle attività creative. Nella secondaria di primo grado ho lavorato con l’argilla ed insieme ai ragazzi ho realizzato un presepe che è stato premiato durante un concorso.

Tirando le somme: come valuterebbe l'esperienza vissuta insieme a noi ragazzi?

E’ stata davvero una piacevole esperienza. Siete stati una bella scoperta: molto vivaci, ma molto collaborativi. Avete seguito le mie istruzioni e svolto tutte le attività richieste. Anche la risposta empatica e la vostra curiosità sono state positive.

    Quali sono i suoi progetti per il futuro?

     E’ un buon momento per noi restauratori e spero di continuare così.      


         

 

 

 

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento

CONCORSO NAZIONALE PENNE E VIDEO SCONOSCIUTI: DOPPIA PREMIAZIONE PER IL NOSTRO ISTITUTO a cura della redazione

  Il 18 ottobre 2024 la redazione del giornalino/blog d'Istituto "Parola nostra" di Bovino, insieme agli alunni delle classi t...