Una volta arrivati siamo stati accolti dalla guida Natalia Turbacci, naturalista e insegnante, che ci ha illustrato a grandi linee ciò che avremmo visitato ed imparato durante la mattinata. Il museo di Storia naturale di Foggia si compone di varie sezioni articolate principalmente in due macroaree: Evoluzione e Ambienti di Capitanata. Noi abbiamo visitato gli ambienti di Capitanata (zone umide, ambienti steppici, collinari e montani) ed alcune sezioni dell’area dedicata all’evoluzione come la sala del mare e la collezione malacologica Martucci. Siamo partiti dal visitare le sale dedicate agli ambienti di Capitanata. Abbiamo potuto vedere molte specie di uccelli impagliati, mammiferi ed altri animali. La guida ci ha rassicurati sul fatto che nessun animale sia stato ucciso, ma tutti gli animali presenti nel museo sono stati trovati già morti, ma in buone condizioni, e poi trattati con prodotti chimici per preservarne i corpi.
Tra i tanti animali che abbiamo potuto osservare ci ha colpiti molto il cavaliere d’Italia, che vive e nidifica nelle zone umide come le saline di Margherita di Savoia, un elegante uccello con lunghe zampe rosse, piumaggio bianco e nero e becco sottile. Abbiamo potuto toccare le zampe e il becco delle oche e di altri uccelli e vedere e toccare lo strano nido del pendolino, un uccello insettivoro. Il nido ha la forma di un sacchetto ed è composto da fibre vegetali intrecciate e tenute insieme da ragnatele. Spesso è appeso ai rami di salici o pioppi in vicinanza dell’acqua.
Nelle sale marine del museo oltre a poter ammirare gli scheletri di alcuni piccoli delfini che solcano i nostri mari come il grampo e la stenella, abbiamo potuto ascoltare la voce del mare attraverso delle docce acustiche.
Si tratta di dispositivi innovativi, installati all’interno del museo, in cui alcuni biologi marini dell’università di Trieste, hanno registrato i suoni emessi dalle specie acquatiche mediante un idrofono, cioè un sensore acustico capace di captare e registrare suoni e vibrazioni sott’acqua.
Infine abbiamo terminato la visita recandoci in una sala dedicata alla ricostruzione del cosiddetto squalo o mostro di Lesina: uno squalo elefante avvistato vicino Lesina, innocuo ma dall’aspetto spaventoso. Si nutre di plancton e può raggiungere i dieci metri di lunghezza e circa sei tonnellate di peso. Si tratta di una specie in via d’estinzione a causa della pesca indiscriminata.



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